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La fierezza di un Geremia

Pubblicato da enzo cilento su 4 Settembre 2013, 08:09am

Tags: #in vista

Mi sono lasciato sedurre da te - diceva Geremia. Hai prevalso.

Lo possiamo dire ad alta voce. Benché a volte ci siano sentiti presi in giro: che cos'erano tutte quelle promesse se poi "sono diventato oggetto di scherno ogni giorno"?

Tanto da dirci, quotidianamente, levandoci al buio, - mentre tutto riposa e, se non riposa, tace; e se non tace, si lamenta impercettibilmente, schiacciando le labbra e i pensieri di desolazione sul cuscino - "Non penserò più a lui; non parlerò più in suo nome".

Benché noi non avessimo mai parlato in suo nome: nessuno di noi ha mai sostenuto "Ecco sono queste le parole del Signore"; ma solo "a me sembra di cogliere", al più; e di avvertire, anche quando tutto sembrava proprio la sua voce: chissà.

C'era un fuoco ardente, come quello di Emmaus, però; e questo ci condannava a non spegnerci: a non rimanere agghiacciati ed intirizziti nelle nostre ossa, che pure si irrigidivano di fronte a certo spettacolo.

Che gelo, mio Dio, di fronte all'insinuazione e alla calunnia, al tradimento e al silenzio. E l'orgoglio insieme, di non cedere alle lusinghe, come un Catone - "ne sono fiero. Ché molto in vita ella poté ma ora non più in alcun modo" - perché mi ritrassi infatti e corsi via: non eravamo propriamente dei loro, pur non essendo migliori; noi soli e fuori dalla pazza folla.

Forse perché "il Signore è al mio fianco come un prode valoroso e per questo i miei persecutori cadranno e non potranno prevalere; saranno molto confusi perché non riusciranno" e anche questo ci è di consolazione, vedendo che un esercito e popoli che non conoscevamo, ci obbedivano.

Eravamo fieri di cercare dunque e la giustizia e il rispetto umano; siamo tutti figli di uno stesso padre, che ha pietà: di afflitti e calunniati; di impotenti e inermi; di poveri che frugano tra i rifiuti; di vecchi che nessuno più ascolta; di bambini e di bestiole abbandonati assieme sul ciglio della strada.

Non c'è da maledirlo il giorno natale e neppure il nunzio che porta la notizia al mondo fuori "è maschio, è maschio". C'è da benedire la Grazia di essere stati fatti così; di essere stati chiamati a vivere appieno; a lasciarsi sedurre da Te.

E' così, quasi sempre ed ogni giorno, che levandomi al mattino al buio, come tanti, io pensi ai tanti che in qualche casa dispersa nel mondo, in una caverna, in una cappella silente o sotto il cielo che sa di stelle fanno lo stesso, in quel momento; ed avvertire che sì, è bello, che ancora sia vivo tra noi questo vecchio discorso e questa mia preghiera; che mi cibi delle lettere che mi invii da un tempo che non si esaurisce nella storia; e che io accenda questa luce sul tavolo mentre tu l'accendi su di me.

"Non penserò più a lui": e come avrei potuto?

Sono felice di pensarti: che tu entri nel mio povero pensiero da cui escono quasi d'incanto gli orrori di cui siamo capaci.

Che c'è una melodia che ancora mi seduce, ogni mattina, un appuntamento a cui non so dire di no: mai più, ti chiedo, mai più che io ti dica no.

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