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L'aura per via

Pubblicato da enzo cilento su 5 Settembre 2013, 08:06am

Tags: #in vista

Si parlava ieri ad un amico e si parlava della mia città, dei suoi scorci senza tempo, del rosso della sera e della storia; di quell'aura che sparge sui colli dolci come i capei di Laura, d'oro, come il Tevere che le scorre nelle vene, Roma città mia che t'amai prima della barbarie.

Mi mancano di essa il rione, Monti; via Urbana e Panisperna; Sant'Agata dei Goti e certi scorci; via del Boschetto, ai piedi di Santa Maria Maggiore, ad Nives...

E' la nostalgia dell'esule, lo sento: come se quel colore e quel sole, perfino i fiumi d'acqua in autunno, sui sampietrini, me li portassi negli occhi, come se ne fossero trafitti.

Mi manca la poesia: di Roma, certo, e di tutto ciò che fa poesia: monti e natura, sorgenti: addio.

Come ben dice persino il maldigerito Manzoni.

E non ne avevo contezza né esperienza alcuna.

Solo ora so cosa sia avere nostalgia, separazione: sentimento dei vecchi, forse, di chi ha vissuto, una tranche de vie, un pezzo andato, ormai - non saprei se il migliore - e ne sono un po' prigionieri, essendo stanchi: hanno tirato le reti, come Pietro e i compagni dopo la lunga notte. Il confino!

"Così dice il Signore degli eserciti , Dio di Israele, a tutti gli esuli che ho fatto deportare da Gerusalemme a Babilonia: Costruite case e abitatele, piantate orti e mangiatene i frutti, prendete moglie e mettete al mondo figli e figlie, scegliete mogli per i figli e maritate le figlie; costoro abbiano figlie e figli.. Moltiplicatevi lì e non diminuite. Cercate il benessere del paese in cui vi ho fatto deportare. Pregate il Signore per esso, perché dal suo benessere dipende il vostro benessere". (Ger. 29, 1-14).

Siamo stati deportati quindi; e non ne conosciamo la ragione, in una terra da coltivare, in cui mettere al mondo e da cui forse, magari ripartire - Dio sa! - dopo i settanta anni lontani, quando ci verranno a visitare, secondo la promessa per cui saremo riportati in questo luogo. "Io infatti conosco i progetti che ho fatto a vostro riguardo - dice il Signore - progetti di pace e non di sventura, per concedervi un futuro pieno di speranza" - continua il profeta.

Si cede allo sconforto, nella nostalgia e in questa solitudine disperante, come nell'orto tra gli ulivi; ma "Non vi traggano in errore i profeti che sono in mezzo a voi e i vostri indovini, non date retta ai sogni, che essi sognano. Poiché con inganno parlano come profeti a voi in mio nome: io non li ho inviati".

E questi, a dirci il nostro futuro, il nostro presente, la nostra via per la Città Eterna, Roma o Gerusalemme che sia. "Piegatevi!" - ci dicono.

Come giunchi - vorremmo farlo - come ai piedi della montagna, girandole attorno ad imo ad imo.

"Voi mi invocherete e ricorrerete a me e io vi esaudirò; mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il cuore; mi lascerò trovare da voi - dice il Signore - cambierò in meglio la vostra sorte e vi radunerò da tutte le nazioni e da tutti i luoghi dove vi ho disperso - dice il Signore - vi ricondurrò nel luogo da dove vi ho fatto condurre in esilio".

E' così che siamo stati dispersi ed è così che ci è dato di seminare poesie canzoni fiori e frutta qui, per un po' e per settant'anni ancora; che abbiamo abitato case coloniche e vecchi granai.

Uno, in vita cerca di fare e dare, convinto che sia bene anche per sé: secondo la profezia. Poi viene il giorno in cui si ritorna a casa, Roma o Gerusalemme che sia.

Sognavo ieri, al sole, socchiudendo gli occhi, le stradine che scendono fin giù nella Suburra e gli orti sui terrazzi, il mercato della frutta, i quadri esposti in strada e un po' di vento che viene da ovest, dal mare e arriva fin nel cuore di casa mia.

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