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L'inutile ansia di essere

Pubblicato da enzo cilento su 6 Ottobre 2013, 09:13am

Tags: #in vista

Servi inutili dopotutto - come ricorda Luca stamani - ma in ogni caso vinti (perciò servi) dalla bellezza, dall'incanto di essere.

Non è detto che le nostre vite debbano produrre grandi imprese, rivoluzioni.

Non è detto che debbano fregiarsi di un ruolo "storico" nella economia della storia del mondo o della salvezza. Molto più spesso le nostre vite sono apparentemente "insignificanti", almeno secondo questa logica.

Non tutti scriveremo "Guerra e Pace" o "Delitto e Castigo": nessun altro riuscirà a scrivere la Divina Commedia o a girare "La dolce vita" o a dipingere i Caravaggio e i van Gogh.

Anzi, a tale riguardo verrebbe voglia di dire che chiunque vi abbia "riprovato", h solo riprodotto ed ha finito col rendere schiava, serva la propria vita di un modello cui asservire la propria creatività, a dispetto di una libertà che è invece, quella sì, autentica; e che riguarda ogni esistenza, nessuna paragonabile ad un'altra.

La nostra bellezza e il senso della nostra esistenza consistono nel non dover essere condizionati da nessun'ansia di prestazione, da nessuna necessità di imitare il già esistente. Guardare in questo modo ad altro significa perdere la coscienza di sé e della propria dignità, dopotutto...

Non consiste quindi tanto in un "voler essere come lui", detto di un artista, di uno sportivo e persino di un sant'uomo, il che infine è sempre una dipendenza da una sorta di idolatria; ma sempre e solo nel riconoscimento della propria autenticità, quella sì, preziosa e inimitabile, benché apparentemente inutile.

Solo così, miliardi di esistenze apparentemente trascorse senza lasciare segno, trovano il loro senso e il loro riscatto; vite segnate dalla routine magari, dalla lotta per la sopravvivenza; dalla malattia.

La grandezza di ogni vita non è contrassegnata dalla nostra idea di grandezza appunto, così come le vie del Signore, il suo criterio di amore nei confronti dell'esistente è altro rispetto al nostro.

Tutto ciò che è, è insomma espressione ed oggetto del suo amore. e tanto ne riscatta l'infinito valore.

Forse non aggiungiamo molto, col nostro operare, al senso per cui il mondo è: soprattutto se questo avviene come avviluppati da quest'ansia di dover essere: questa è la mia sensazione.

Ma noi siamo il mondo però, parte integrante e dignitosissima, amata, chiamata ad essere, quindi pensata e con un senso altro dai nostri pensieri; e questo è, fin da sempre, assolutamente buono, molto buono, proprio in quanto creato.

Nulla è vano - come mi ha ricordato ieri un mio amico in un veloce sms.

Il resto può diventare prometeismo e protagonismo, ansia di prestazione: spesso frustrazione.

E questo è senz'altro vano perché ci toglie il gusto di vivere, pur nella sua inutilità.

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Una collega oggi mi ha cercato perché aveva voglia di raccontarmi quanto ha fatto per &quot;andare a verifica&quot;, così si dice nel linguaggio sindacale, cioé per ottenere una valutazione del proprio lavoro, magari per un normalissimo riconoscimento. E questo mi ha riportato a quanto facciamo, più o meno, tutti noi - o quasi tutti - anche al di fuori dell'ambito lavorativo: &quot;andiamo appunto a verifica&quot; di quello che siamo, di quello che abbiamo costruito a fronte del dare e del ricevere, di quello che desideriamo o sognamo, di quello che non é fruttuoso o che non vale la pena vivere, come letto appunto fra le righe di queste ultime pagine del blog. <br /> <br /> Inutile, vano, ansia, idolatria tutte parole che ovviamente &quot;sanno di negativo&quot; in una valutazione del nostro essere.<br /> <br /> E allora viene da pensare a quei &quot;Servi&quot; che si muovono per fede e per amore: questa é già una rivoluzione, altro che inutili; ciò che é o che cambia nella nostra vita o in quella altrui, per opera nostra o di altri (e mi da conforto credere che ci sia sempre la mano di Dio) é anche il risultato di quella rivoluzione: non parole, ma fatti - comuni ad altri, magari - da dire, da raccontare.<br /> Li si può leggere nei libri di storia, in quelli di lettura, o sentir raccontare da una voce, sempre se abbiamo voglia di sapere, di conoscere, di capire,non certo per obbligo (come é accaduto oggi con quella collega); liberi così di scoprire il perché delle cose, le storie, la Verità, andandola a cercare lontano da noi o &quot;sotto casa&quot;, come si presenta, proprio come un dono che devi svelare o che ti viene recapitato. E mi pare che lo stesso Papa Francesco sia promotore degli incontri, dello scambio, della condivisione senza infrangere le regole, ma aprendosi con rispetto reciproco agli interlocutori di buona volontà per progettare insieme, anadare a verifica, con amore, rispetto e scambio fruttuoso.<br /> <br /> Comunque dentro di noi si vanno accumulando le risposte, le conferme, le disdette che i fatti ed il tempo cancellano o alimentano segnando i percorsi e tutto ciò che é inutile non &quot;sosta&quot; più di tanto in mezzo alla via, se non é importante, ma se lo é lascia il segno, porta frutti anche SOLO nel cuore.<br /> E ci può accompagnare un po' di ansia, quella intesa come agitazione dell'anima per un'attesa, per un desiderio (non necessariamente per timore di qualcosa o di qualcuno) e che é sana, se legata appunto alla fede, all'amore, al nuovo della vita e malata se invece si rivela solo tormento per il &quot;nulla&quot; , per qualcosa di breve di passeggero, ma possiamo.....andare a verifica !!!! <br /> E cosi, per non dar spazio alle frustrazioni, forse é il caso di prendersi la libertà di dire, credere, amare, fare, condividere, andare a sentire, dando voce a quello che ci passa per le vene con gioiosa continuità, perseveranza e grande rispetto come ha fatto la mia collega riportandomi alla mente un viaggio che anche io ho fatto qualche giorno fa, per andare a verifica di qualcosa ......
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