Mentre abbiamo ancora tutti negli occhi la meraviglia di Assisi di ieri e mentre io riallaccio ancora una volta le mie vicende a quelle pagine; forse per la prima volta anche un mestierante parolaio come il sottoscritto avverte tutta la vanità di questo scrivere e parlare di questi mesi.
In tanti hanno scritto delle cose di cui io parlo ed improvviso - e con ben altri strumenti a disposizione. Sento di dover volare basso e di fare di quella Povertà un esercizio di vita e di stile: la chiamano umiltà.
Non parlare più di quello che so appena o solo intuisco e lasciar parlare altri o la vita; liberandomi.
Ed è questa - può esserlo - perfetta letizia: pensare che la nostra esistenza debba alimentare l'armonia accettando la sua dimensione: spoglia. E questo dà felicità.
Perché essa è quella che ci è data; non è mai arte: E' quasi sempre solo dono. E se l'arte è un dono è solo perché parli con noi, mai al nostro posto.
Non siamo mai quel che facciamo, ma sempre quel che siamo nel profondo; nel senso del limite, nella fedeltà alla gioia che non creiamo: al più, solo riproduciamo....