Nel campo mezzo giallo e mezzo verde c'è cresciuto un nel po' di erbacce ed ogni mattina, guardandolo, provo quasi rabbia a vedere quell'intreccio di bene e male, di utile e dannoso che lo ricopre.
Eppure ho fatto del mio meglio e credo di aver provato a procurarmi la semente migliore che ci fosse in giro.
Che poi il criterio di valutazione non debba essere nell'individuare ciò che è utile e ciò che sembrerebbe non esserlo, al punto di catalogarlo come dannoso, è un aspetto che sto imparando - a mie spese e con non poca fatica - in questi tempi recenti.
Tanto che non è buono solo ciò che è strettamente ed immediatamente utile; e, sicuramente, ciò che è, a tutta prima dannoso, può essere utile e persino trasformarsi in bene.
Non sta a noi giudicare, non d'impulso; e forse si farebbe meglio ad attendere e a cercare (chiedere?) di capire.
E' in apparenza dannoso stare qui, ora, in questo mondo involgarito ed abbrutito, dove - uscendo presto al mattino, per godere il silenzio -in questa terra divenuta divertimentificio - li vedi scorrazzare i guerrieri della notte, ubriachi ebbri ed assonnati se non ancora eccitati dal doping della movida sciocca.
Vuoi che chiediamo che scendano fulmini e fuoco su di loro?
No, Lui non lo vuole, e non ne capiamo la ragione. Quella volgarità abbrutente, l'uomo ridotto ad una fabbrica di nulla passeggero, lo catalogheremmo di certo tra il dannoso, l'erba che infesta il nostro campo e il nostro silenzio un po' superbo.
Anche se pioggia di fuoco e lapilli non cadranno fino a quando un solo giusto, uno che cerchi Dio sarà su questa terra, su queste strade notturne e all'alba, fino a che qualcuno continuerà a chiedere a Dio di ascoltarlo e di averne pietà: che il loglio magari cambierà, scomparirà. Che c'è del grano tutt'intorno.
Come del resto in ciascuno di noi.
Nel nostro cuore, campo a volte devastato, dopo la semina cresce di tutto: grano ed ortica e neppure sappiamo spiegarcene il motivo.
Eppure ho usato diserbanti e chimiche perfette per garantirmi il seme giusto, geneticamente modificato. Mi sveglio invece, ogni mattina, e l'erbaccia inutile non manca mai.
E' per questo che non siamo gettati via; c'è del bene, in ogni caso; del grano; c'è del giusto; un lavoro da salvare; mentre quel male, che appariva dannoso, è lo strumento misterioso perché io continui a sentirmi come uno che ha bisogno di pazienza e di misericordia, di altro lavoro, come tutti; così come con tutti dovrei averne io, se solo non fossi così soffocato da certe erbacce.