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I ruderi di Cassiciaco

Pubblicato da enzo cilento su 22 Aprile 2013, 17:19pm

Tags: #in vista

Ieri pomeriggio, navigando in rete, ho visto ciò che resta dell'antica località di Cassiciaco, tra Milano e la Brianza, dove soggiornarono per un certo tempo Agostino e i suoi compagni, Alipio, Evodio e il giovane Adeodato, affascinati come furono dalle parole illuminate del vescovo di Milano, Ambrogio.

Ascoltandolo, così come racconta egli stesso nelle "Confessioni", si accese in loro il desiderio dell'approfondimento e quindi dell'emulazione, mentre a questa trasformazione sempre più radicale ed inattesa assisteva nel frattempo la madre del santo, Monica, che del resto aveva a lungo pregato e sperato in questo cambiamento di vita del figlio, "figlio di tante lacrime" appunto. Con una data precisa da ricordare: 24 aprile 387, giorno della conversione.

Di Cassiciaco non rimane quasi più nulla: solo dei pochi ruderi di età romana dove sarebbe bello poter pensare abbia mosso i suoi primi pensosi passi da credente, sant'Agostino.

Di lui è rimasta un'opera mastodontica e soprattutto un cammino esemplare e paradigmatico che fa pensare che, come sempre, quel che conta è incontrare sui propri passi dei maestri capaci di conquistarti con la propria vita più che non con le sole argomentazioni persuasive. Nulla è in definitiva così persuasivo come un'esistenza che testimoni in bellezza ed armonia la totale aderenza tra ciò in cui si crede e ciò che si vive, giorno dopo giorno.

A me è capitato e non ringrazierò mai abbastanza il Padreterno che questo sia accaduto.

Ho incontrato persone la cui esistenza era davvero persuasiva e ringrazio Dio di averne viste tante: nei monasteri e nei conventi, gente che ha compiuto scelte radicali di povertà, che ha scelto di vivere nei container come gli sfollati, in antichi monasteri, in campagna a condividere la fatica degli agricoltori, professionisti capaci di lasciare ogni cosa e di scegliere una vita di totale servizio, sacerdoti e vescovi, pastori, sulla cui radiosa coerenza sono pronto a testimoniare io stesso.

E questo ha fatto la differenza anche nella mia vita, anche se tardi, "tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova" - dice l'antico vescovo di Ippona.

E' a quella bellezza che ho deciso di ispirare questo ultimo tratto della mia vita solo perché ho visto che è possibile vivere secondo bellezza, così com'è bello dedicarsi ad un'opera d'arte, ad una creazione che, curandola, siamo portati a credere che durerà; come una pagina, una lirica, un figlio insomma che è sempre un inno alla bellezza del donarsi fino alla dedizione totale, amandolo con tutto il cuore, con tutte le forze, con tutta l'anima - come dice l'Antico Testamento -

Questo è il comandamento che sta fisso nel cuore: di amare l'Amore, la dedizione e il dono, più d'ogni altra cosa.

E questa promessa, questa speranza, questo esempio, rende alla fine la vita bellissima e degna di essere ancora investita.

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