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Il dolce e l'amaro in fondo al cuore

Pubblicato da enzo cilento su 23 Aprile 2013, 04:24am

Sono le opere che parlano per me. Basterebbe questa testimonianza - avrebbe detto a coloro che gli chiedevano una risposta definitiva: "Sei tu quello che è venuto a liberarci?".

Ma le opere non parlano a tutti allo stesso modo perché anche quelle si prestano alla nostra libera interpretazione, tanto che anche le opere più grandi per alcuni sono atti eroici, per altri sono messe in scena, per qualcuno un semplice raggiro, fumo negli occhi, per altri solo sentimentalismi.

E' la nostra predisposizione del cuore, la nostra storia a cambiare la nostra lettura e quindi, ancora una volta, solo un cuore sgombro e libero da pregiudizi e da diffidenza preconcetta (non sempre però la diffidenza lo è, perché la vita inevitabilmente ci cambia e in parte ci giustifica); solo quello determina la nostra capacità di guardare ai miracoli che avvengono sotto i nostri occhi con la capacità di riconoscerli.

Ai suoi interlocutori che chiedevano di dir loro apertamente se fosse proprio lui il Cristo che attendevano, non erano sconosciute tutte le delusioni messianiche che avevano patito fino ad allora: tanti si erano spacciati per i liberatori dei Giudei e in breve erano stati cancellati dalla storia: se ne ricorderà anche il fariseo Gamaliele, dicendo altrove, al Sinedrio "Se questi è uno come gli altri, non lascerà traccia, come gli altri".

Chi è che non attenda un liberatore? Un liberatore dal dolore e dalla solitudine, dalla incomprensione e dall'indifferenza; dalla dipendenza.

E il vero liberatore è colui mediante il quale possiamo dire a testa alta, "Il Signore è il mio Pastore, non manco di nulla"; per cui, se anche non dovessi far la carriera che mi attendevo, non dovessi essere accettato come speravo; se anche il mio progetto non dovesse riuscire in tutti i suoi dettagli, io sono libero e non dipendo da nulla se non dall'intimità che ho col mio pastore.

Non dipendo insomma dalle pretese di nessuno, di nessuna istituzione di nessuna struttura; e questa libertà mi rende talmente libero che sono in grado di riconoscere agli altri la mia stessa dignità e quindi la mia stessa solidarietà.

Ecco: questa libertà è l'opera del liberatore; questa è la prova che è colui che è venuto a salvarci: da noi stessi e dagli altri che di noi vorrebbero fare degli schiavi. Perché noi potremo anche essere servi, ma solo servi della libertà.

Realismo vuole, certo, che il dolore e l'amarezza esistano di fronte a tutto ciò che inevitabilmente ci può turbare ed è lecito che sia, persecuzione e delusione, incomprensione e ostacoli: eppure neanche quell'amaro toglie il sapore della nostra dolce amicizia. Ed anche questo è opera che ci fa riconoscere il suo autore.

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E proprio Lui che che ci da la forza di perseverare anche quando, dopo il segnale che ha lanciato per cambiare la tua vita, altri eventi sembrano contrastarlo, forti, altalenanti, e contraddittori. Allora cominci a separarti da tutti quelli aspetti concreti della vita che non possono essere più gestiti come hai fatto sino a quel momento; magari non lo fai con il baccano che di solito contraddistingue le rivolte dell'anima, ma in pochi atti precisi, concreti che non si possono equivocare. Nel frattempo, tu senti ancora quel dolce richiamo anche se i fatti spesso lo soffocano e ti fanno sentire l'amaro solo perché nessuno te li conferma. Ma la storia prosegue perché appunto l'autore non smette di scrivere.
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