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Il fischio del Villano

Pubblicato da enzo cilento su 21 Aprile 2013, 04:59am

C'è una grande inquietudine in ogni uomo e più gli uomini sono grandi d'animo più quell'inquietudine è grande, mi sembra di capire. E probabilmente l'inquietudine non è altro che la voce che dentro continua a gridargli, talora strozzata in gola, come una domanda soffocata che non trova risposta.

Eppure quella voce c'è e non puoi non riconoscerla: riguarda il senso di quel che vivi, l'interezza stessa della tua esistenza e della dimensione dell'esistere, per tutti e nella storia, nella sua completa estensione.

Che senso hanno quelle morte stagioni di cui parla Leopardi; le torme delle cure e lo spirto guerrier ch'entro ci rugge che cantava Foscolo; che senso ha il battito del mio cuore e delle ciglia, il mio sguardo sui miei cari, a che tante facelle - diceva Pascoli.

E non è vero che siano domande e voci sommesse e soffocate dal nostro tempo senza respiro. Quando le pongo a chiunque, anche ai nostri ragazzi, vedo aprirsi voragini di vuoto, abissi di senso, come il timore che prende davanti alla vertigine e di fronte alla frana che minaccia i tuoi passi che sembravano sicuri.

Quelle voci sono domande e sono insieme richiami, sono la voce del Pastore dell'Anima che ti riconduce nell'unica casa possibile: quella che restituisce valore alla tua vita, glielo regala e fa sì che non si disperda dietro il tentativo di negarsi a se stessi: ti riconsegna alla tua terra, la terra dell'eterna domanda.

Di quella voce bisogna fidarsi come del richiamo del Pastore, di quella inquietudine bisogna aver fiducia, di quella domanda bisogna seguire l'eco ed i passi. Non è vero che ci conduca alla follia; è follia far finta che non vi sia. E' l'unica cosa certa fin dal principio del nostro cammino e lo sarà fino alla fine: nessuno può strapparci ad essa ed in questo senso nessuno può strapparci al Padre, anzi alla paternità, che richiama in noi il bisogno di cercarla e di riconoscerla.

Certo, ciascuno potrebbe chiedersi perché mai questa paternità non si affermi al di là della sola voce sommessa e della sola domanda intima e talora disperata.

E' che forse, come ogni figlio e creatura, abbiamo lasciato - com'era naturale e giusto - la casa del padre, tempo fa, via dall'Eden e dal giardino paterno, da quella familiarità quotidiana, dal suo sguardo - Adamo dove sei? - per fare la nostra vita, la nostra storia, la nostra esperienza e le nostre culture; e che ora, solo ora vorremmo tornare a casa, ne sentiamo così spesso la nostalgia, eppure siamo così lontani che non ci è più facile ritrovare la strada.

Ci mancano i soldi talvolta per tornare da New York nel paese da cui siamo partiti; non esistono collegamenti; non esistono agenzie; siamo lontani, isolati, davvero dall'altra parte del mondo.

Ma resta la nostalgia, la nostalgia del Padre, di Dio, della nostra terra natale, delle nostre radici, popolazione di emigranti, dispersi, come Israele.

E lui dall'altra parte del mondo continua a sognarci, a parlarci, a richiamarci, con l'inquietudine del cuore, certo, e con un richiamo sicuro, certi che qualche buon pastore, qualche buona guida la riconosceremo sulla strada, un buon prete, un vecchio saggio, un buon amico, anche solo una buona idea per ripartire e ritornare da lui, maturi e decisi a non perdere più il senso che ci spinge sempre a camminare.

Come quel fischio del villano che torna nel cuore della notte del sabato del villaggio, il suono stesso ci indica e ci fa visualizzare il cammino, mai più lontano da noi, sempre più alla casa del Padre, con una vista meravigliosa sull'Eterno Infinito.

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Pur nel dolore e nell'inquietudine Dio c'é, é entrato nella nostra vita, nel sangue, nelle vene, nel respiro, nella pelle, negli occhi, in un libro, in una musica, nelle mani, negli occhi, in un piccolo letto d'ospedale dove assisti tuo figlio e partecipi anche al dolore più grande di altre madri, nel cuore della vicina di casa che dalla Casa Famiglia del 4 piano si getta nel tuo cortile perché tua madre é riuscita ad essere anche un po sua madre e forse vuole terminare il viaggio fra le sue braccia, nella bottiglia di liquore che sta tormentando un uomo solo, che conosci. Ma Egli non ci lascia, pregando e amando, senza soldi e azzerando le distante che a volte sembrano dividerci, appare sul nostro cammino per condurci insieme in quel Giardino che é segreto solo per chi non ama.
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