Di una signora non va mai rivelata l'età e quindi mi attengo alla più elementare delle regole del bon ton.
Allo stesso modo, non bisognerebbe mai fare uso dei mezzi di informazione per fini personali, come del resto insegnano meravigliosamente anche i nostri politici; ma del resto questo è solo un blog, il mio blog, e quindi non posso fare a meno di dedicare a lei, l'amica preferita della mia infanzia, queste quattro righe, per ringraziarla.
Non ricordo un giorno della mia adolescenza che non abbia trascorso anche in sua compagnia. C'era un giardino bellissimo, enorme e un po' selvatico in cui ambientavamo i nostri giochi; dove costruivamo le nostre trappole per i malcapitati; e, di fronte a casa, una collina ancora incontaminata, su cui salivamo per creare altalene sui rami più resistenti.
Andavamo assieme a spiare le mucche e i conigli, i maiali della contadina che li allevava, le galline; si correva tra i cespugli alti dietro la casa colonica e, grazie a lei, a casa c'era sempre una corte dei miracoli di amici e amiche che pendevano dalle sue labbra e dipendevano spesso dalle sue decisioni, non sempre ortodosse...
A sera, più volte, mia mamma ci teneva tutti assieme, la Tribù dei Piedi Neri, con i suoi racconti del Mistero, tra religioso e paranormale. E dopo le vacanze estive, già ad ottobre, cominciavamo a fare il punto sulle cose che avremmo desiderato per Natale, mentre distruggevamo casa, con le nostre bravate: lampade con campana gigantesca in pieno stile optical e psichedelico e qualsiasi cosa avesse un equilibrio appena meno che stabile.
Lei ha imparato a correre sui pattini; io no. Le si sfasciavano le ginocchia; io mi sganasciavo dalle risate.
Abbiamo riso infatti, moltissimo; abbiamo sofferto, un po'; siamo stati fratello e sorella fino ad ora, e fino a questa data di oggi che per lei segna un momento epocale, un passaggio anagrafico non proprio uguale a tutti gli altri.
Come alle persone che amo, auguro di incontrare qualcosa che le restituisca il senso di tutto il nostro cammino e di tutte le nostre tormente; che un angelo la incontri per strada per condurla nella casa che è stata preparata per lei.
Che c'è più gioia per questo che per tanti che non sono mai usciti a zonzo a cercarsi e che molti hanno avuto paura di lei, di noi, perché hanno riconosciuto che non ci saremmo accontentati di quel Principe a cui tutti sembravano pronti ad obbedire.
"Per tutto il tempo del loro viaggio, quando la nube si innalzava e lasciava la Dimora, gli Israeliti levavano le tende. Se la nube non si innalzava, essi non partivano, finché non si fosse innalzata". (Esodo 40, 36-37)
Accompagna i nomadi, i fuggiaschi, i rifugiati, i clandestini, i migranti di ogni terra e risveglia l'accoglienza dei sedentari, angelo nostro che ci hai fatto compagnia.