Non sono un contadino e mi intendo davvero poco di agricoltura e di botanica.
So poco di viticoltura e di tralci che portano frutto: non so nulla di potatura, che del resto è la più difficile delle arti applicate all'agricoltura, così come le tecniche di innesto, mi pare. Anche se di tralci e di viti parla il Vangelo di Giovanni, oggi.
Simbolismi, certo, e anche consueti, in un'area come quella del Mediterraneo, dove il vino e l'uva sono un bene millenario e tradizionale, come il luppolo lo sarebbe in area celtica. Ma simbolismi che si adattano bene alla bisogna: "ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto" - dice l'evangelista.
E questo spiega tutte le dolorose potature delle nostre vite. Perché si dia più frutto.
Perché, attaccati alla vite, quel che è ormai superato, non più produttivo, si tagli, con precisione chirurgica. Giunge ciclicamente, il tempo della potatura e della pulizia, allo stesso modo in cui puliamo le aiuole dalle erbacce e dalle ortiche, le nostre case dagli oggetti inutili, dalle carte, dalle ricevute e dai documenti da tempo scaduti; liberiamo i nostri cassetti dalle penne che non scrivono più e dalle agende dell'anno trascorso.
Ci si ferma, però, a guardare, prima di fare pulizia e nel mentre; così come non manca di soffermarsi su quanto stiamo per accantonare.
L'agenda del 2011, se la sfogli, è piena di fatti, di impegni presi e in genere assolti: piena di vita, benché andata. I fogli su cui hai preso appunti, trascritto velocemente un'idea o solo un numero di telefono; il giornale che avevi ritagliato: la recensione e la segnalazione dell'ultima tua fatica.
Ma non tutto ha senso conservare all'infinito. Mi dicono, oltretutto che la memoria sia già di sé selettiva. Essa fa pulizia prima ancora della nostra volontà e della nostra determinazione a farne.
Ci sono stati rami stupendi che però oggi non danno più frutto; che indeboliscono la pianta. Di quelli, bisogna liberare il fusto. Dispiace. Sembra di deturpare la nostra pianta "percossa e inaridita" - direbbe Carducci.
Occorre attenzione e perizia, però; occorre pazienza e fiducia, cura. E' probabile che quella potatura generi vita nuova e grappoli pieni di succo.
Si cambia un progetto; lo si accantona; si cambia casa e città; si depone un sogno romantico; si decide di lasciare una professione, un posto di lavoro; di non andare più a ballare nello stesso posto; di non leggere più lo stesso giornale; si cambia tutto nella vita, per poterne garantire un eterno rinnovarsi.
Ci si volta anche indietro: non è un delitto. E' un atto di coraggio, ma va fatto, talora, o forse sempre. Saper dire: è questo il tempo della potatura. E aspettare.
Senza restare schiavi del rimorso e della nostalgia. Quelle non sono mai "creatura nuova".