Quella di disquisire e di discutere sull'ora mi sembra una prerogativa "tutta umana" nel corpo dei Vangeli.
Non conosciamo il giorno e l'ora; l'ora mia che ancora non è venuta, donna; la vostra ora per seguirmi dove io sto per andare, non è ancora giunta; vergini che attendono l'ora in cui arriverà lo sposo ed altre che non si equipaggiano con la stessa lungimiranza per il grande evento; l'ora della salvezza che giunge con un annuncio, con una visita e con l'Incarnazione; ora della presentazione "per cui ora lascia o Signore..."; ore per ogni cosa; per crescere in grazia e in santità; per la vita nascosta e per esser veduti, persino su di un Tabor; l'ora dell'emorroissa e della povera donna che cerca briciole dalle tavole dei ricchi; del cieco e della festa delle Capanne; di quella della Pasqua, la sua; fino all'ora del Calvario, appunto.
Senza dimenticare l'ora del salariato (quale quella giusta?); o l'ora in cui verrà il regno di Dio, ignota a tutti, e che ci sorprenderà, trovando alcuni di noi in casa, altri sulle terrazze; "Padre, è giunta l'ora" e tutto è compiuto, emettendo un forte grido e così, spirando.
Non si fa che attenderla l'ora, perché si sa che verrà.
C'è un'ora ed un tempo per tutto, come diceva il vecchio Qoelet.
E quell'ora, l'ora di ciascuno si compie; mentre per ciascuno di noi sembra che l'ora abbia quasi un tempo, un fuso orario diverso: non per tutti è la stessa ora.
Ma quell'ora c'è. Ed è questo che sembra esserci suggerito. Dietro ogni sospiro, anche se non c'è da temere, piccolo gregge...
E' che spesso quell'ora passa inosservata - questo va detto - come questo "reo tempo" che fugge; e che, se non ci trova desti, non ci trova in alcun modo, perché scivola via senza essere riconosciuto. In piazza a ruzzolare, a giocare sul marciapiede e seduti al tavolo del bar, il pomeriggio scappa via e un'altra giornata se n'è andata. Quando verrà l'ora?
Attendiamo così come il tenente Drogo di Soldati, sul limitare del Deserto dei Tartari, che qualcuno si profili all'orizzonte; scriviamo lettere di intenti per ingannare il tempo e vincere la noia, mentre l'ora passa, convinti che il tempo non passi mai.
Come quelli, gli operai, che nessuno aveva preso a giornata e che interrogati "Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente"; non fecero che rispondere quanto era vero "Perché nessuno ci ha presi a giornata" appunto; mentre quello diceva loro che c'era del lavoro da fare, in vigna.
"Cosa si fa, andiamo?"
Era la loro ora, dunque.
Non "la grande occasione per trasformare la vostra vita", quasi si trattasse dei cinque minuti di celebrità che il canone televisivo e il tubo catodico ormai non negano a nessuno (un pacco come tanti altri, da scartare, prima di tornare nell'anonimato); e neppure la lotteria ed il reality per scoprire il tuo talento, il talent show.
Quell'ora lì era quella caduta apposta per dare un senso a quel vagabondare o attender senza posa, l'ora nuova d'un tempo nuovo, d'un altro tempo che forse non ha tempo e che non ha misura. Che si trasforma in un'opera senza tempo. Chiunque vi lavori, lavora per lo stesso tempo: quello che non ne ha: chiamiamolo pure con approssimazione, l'eternità.
"Io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?
Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi."
Credo, perché l'ultimo arrivato in fondo non ha pretese; conosce quanto sia prezioso il tempo, avendone impiegato in altro modo, altro; mentre quei primi, andranno dietro, come si intima a chi divide, "Va' dietro di me, Satana", perché tu non parli con la logica di Dio ma con quella degli uomini, invidiando e consumandoti per questo, ignorando che quel bene è senza fine e che, pur dandone a tanti, a te nulla sarà sottratto e non per questo ti si farà torto.
E' il tempo questo in cui saranno separati gli agnelli dai capri e in cui il cuore dell'uomo sarà rivelato in pieno giorno, come quando il sole cade a precipizio sulla meridiana, per dire che è giunta l'ora, quella del mezzogiorno, quando seccano insieme il grano e il loglio e nei granai si fa posto solo a ciò che si fa frumento e pane, con generosità: un po' per ciascuno, tante ceste quanti sono gli operai, e tante da riportare indietro addirittura; tante quante ne bastano a quella folla che, avendolo ascoltato ed essendo ormai tarda, l'ora, fu rifocillata e sfamata da tutti quelli che si trovarono disposti a dare una mano, laggiù nella vigna del Padrone di Casa e d'ogni Tempo