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La speranza dell'albero

Pubblicato da Enzo Maria Cilento - fratel Simeone su 13 Giugno 2021, 10:04am

Tags: #Lo spirito del viaggio

La speranza dell'albero

Bianca Italia della pandemia. A molti sembra che le cose stiano “finalmente” tornando come prima. In realtà neppure lo ricordo come fossero esattamente allora (memorabili non, certo), se non per la libertà di uscire, di far la spesa, di tutte quelle micro attività e micro-macro relazioni che si consumavano nel più inconsapevole dei modi. L’estate poi era quella che tornerà ad essere, vedo: cioè qui sotto casa rumori e confusione, voci e strilli, macchine in doppia fila, parcheggiate davanti ai cancelli d’ingresso, polvere e non di stelle, polvere e basta; rifiuti lasciati a marcire sotto il sole, fuori dai contenitori senza rispetto per giorni e tempi di raccolta del differenziato.

Ma se ne ha nostalgia, si dice, indiscriminatamente. In effetti ciò per cui, di prima, ho rimpianto è solo quella gente falcidiata dall’ultimo virus comparso sul campo. Poi la solita burocrazia, poi le campagne di vaccinazione, poi il lavoro perduto, le imprese, i rimborsi. Poi, si spera (ma davvero?), che si torni come allora.

C’è un prima e un dopo, anche nelle valutazioni del Pil: ai livelli pre-pandemia si tornerà quando sarà. Come se quei livelli fossero giusti ed equamente ripartiti, felici, gioia ed aria a pieni polmoni per tutti. Bianca Italia della pandemia dalla memoria corta: che certo era più libera nei movimenti e dalla paura ma era già in pieno declino, che si chiama non solo recessione ma anche stagnazione culturale, progettuale, sociale.

Non voglio tornare come prima.

Vorrei che si trattasse di un altro capitolo. Chissà se mai a qualcuno non venga in mente, non nasca il desiderio di diventare come quell’albero di senape, il solito, quello dai grandi rami su cui vanno a posarsi gli uccelli e ne godono l’altezza l’aria e l’ombra. Che fuor di metafora è essere un tronco un fusto un albero un rifugio, un conforto per quelli che vi girano attorno; che, camminando nei dintorni, ne scoprono i benefici.

Chissà se, oltre il lecito egoismo del momento, non si possa sperare e darsi da fare per essere cosa nuova in tempi nuovi, piuttosto che roba vecchia in tempi sconosciuti e grami.

Senza presunzione, ma consapevolmente, che tutti si può essere rami su cui fare nidi, anche passeggeri e stagionali. E che l’estate, dopo le cicale a frinire, sia in grado di garantirci ombra e refrigerio, per gli uomini e sì, per il creato.  

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