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Spy story

Pubblicato da Enzo Cilento su 19 Settembre 2015, 08:36am

Tags: #in vista

Spy story

Un disabile preso a calci, l’amica ripresa un po' brilla; quelli che simulano (si spera) un rito satanico, un ragazzino down in balia dei cretini; persino i nomi dei fedifraghi e i loro appuntamenti. C’è tutto qui; tutto il male. Talvolta anche il bene, il bello.

Poi se una mattina, un giovane operaio di ventisei anni, vittima di bullismo e di persecuzione in rete, dove quindi tutto può circolare più o meno impunemente – non solo chiacchiere, ma immagini nude e crude e derisioni planetarie – per questo decide (?) di uccidersi per sottrarsi alla gogna, quella mediatica, appunto; ecco d’un tratto risvegliarsi il pachiderma del buonsenso; eccolo scatenarsi (sì, ma per quanto?) il dibattito sulla rete senza rete e senza filtri, che ci espone al giudizio universale.

Ciascuno di noi che abbia anche solo una pagina o un blog su questi ordigni che sono benedetti e pure una maledizione allo stesso tempo, credo abbia fatto già esperienza del meccanismo: da vittima e/o da carnefice.

E se poi esponi un pensiero – ammesso che ne abbia uno, anche convenzionale - una sensibilità personale, un credo; sai bene che questo ti espone: quanto meno alla maleducazione, se non alla persecuzione. Personalmente, anche per questo abbiamo pagato il conto: fino alla prossima fattura ...

Scrivere della propria fede, dei propri dubbi e delle proprie certezze; più spesso ancora delle fragilità; e delle aspirazioni e delle aspettative (non quelle escatologiche, quelle dell’oggi e qui, mi limito a dire), personalmente qualche insulto in rete me lo ha già fatto guadagnare; così come qualche invito a lasciare la pagina, la community, la pagina riservata ai fan, il gruppo e tutto quel che sia, più o meno additato alla pubblica riprovazione: dagli all’untore!

Dice bene Eco da par suo, che la rete, per quanto democratica, è del resto l’opportunità offerta anche agli imbecilli per poter scrivere sul nulla – nell’aria e in fibra ottica - pur non avendo nulla da dire (ricordo che Wilde notava la stessa cosa di tanti che parlano benissimo, non dicendo peraltro nulla); ma se l’essere strutturati, in una certa misura ci preserva dalla disperazione; il problema si pone comunque; e le leggi e le regole si fanno soprattutto a difesa di quelli che lo sono meno, i più fragili; o no?

Insomma, la questione della gogna e della vergogna in rete, della persecuzione, non può essere rispolverato e dimenticato solo a cadavere ancora caldo.

Le persone vanno tutelate tutte (quelle che non siano un pericolo per l’incolumità altrui, dico); e così i loro pensieri, la loro vita, la loro privacy, se esiste. Nessuno deve sentirsi ricattabile impunemente.

E se è vero che si può decidersi di non esserci in rete, è garantito che altri vi ci infileranno: parlando di voi; taggando una foto; pubblicando un elenco di vecchi amici, compagni di scuola, aneddoti e quant’altro, anche maldicenze, o se volete, benemerenze;

inserendovi in una banca dati oppure; anche quella apparentemente più innocua;

e infine ritraendovi in un’immagine un video al telefonino o con quel che sia, riprese quella serata conviviale in cui eravate un po’ ciucchi, appena; o invece appena un po’ discinte; addirittura “ripresi” inconsapevolmente nella vostra vita privata, in quella affettiva; in preghiera, magari; davanti alla Madonna e nel bel mezzo di un incontro col Gonzo; durante una manifestazione di protesta; davanti alla Caritas, per mangiare; e al banco dei pegni; infine in banca a elemosinare un mutuo per la casa; in Equitalia per concordare una rateizzazione; in compagnia di una persona sgradita a vostra moglie o a vostro marito; al vostro socio; al vostro cliente; al vostro capufficio.

Una rete così è una trappola; e una rete così – immagini a disposizione del mondo intero – è l’esercizio della totale privazione di ogni libertà. La legislazione attuale non le tiene dietro. Noi in piazza, anche malvolentieri! Chi ferma facebook e google, per dire?

Chi ferma i miliardi di canali possibili; i venditori e i truffatori; i ricattatori e i maleducati quanto meno? Non sarà la nostra protesta; non sarà un altro suicidio. Non lo è l’impianto delle cose che, se potesse, di ciascuno vorrebbe sapere anche le sole intenzioni di acquisto, le scelte ipotetiche, quelle appena pensate, le più recondite, quelle immaginate; i vostri sogni; le vostre fantasie e i vostri desideri. E così non c’è difesa.

A meno che non ci si abitui a vivere pensando di continuo a barare, a contrattaccare, a bluffare; a dire, fare e acquistare quel che non vorremmo.

E che vita sarebbe, scusatemi tanto? Che vita è, questa in cui sei spiato e richiamato “sappiamo bene che l’hai pensato? Che sei un fifone; che dormi con la luce di notte; che preghi in chiesa perché non accetti di morire; perché sei un mentecatto e non ti sai abituare che si vive così; spiare e comprare; barare e sfruttare; vivere alle spalle del fesso che non ci sa stare.

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