La storia di Kira Grunberg (per carità di storie come la sua, nel mondo ce ne sono tante!) - l’astista austriaca rimasta paralizzata dopo un salto che l’ha portata a cadere pesantemente fuori dal tappeto da circa quattro metri cinquanta giorni fa, durante il meeting di Innsbruck - rivissuta attraverso un’intervista rilasciata (la prima) alla televisione austriaca (Orf), l’altra sera ha commosso il suo Paese.
Sentirne qualche stralcio, mette i brividi.
Kira però è una donna forte, anche o forse soprattutto perché è solo una ventenne, una ventenne e una sportiva: con tanta voglia di lottare e una famiglia, un esercito di gente che la sostiene; che le vuole bene.
Racconta di aver voluto rivedere le immagini del suo incidente “per cercare con lucidità di ricordare ogni cosa, per non enfatizzare”.
Alla fine, dal centro di riabilitazione di Bad Haring dov’è seguita dai genitori, fa sapere che “nonostante tutto ho una bella vita. Mi rallegro delle piccole cose, dei piccoli progressi. Spero in un miglioramento, certo – come i miei genitori. Per ora sono loro le mani di Kira”.
Si potrebbe scadere nel patetico e ce ne vogliamo astenere. Lo sport di vivere è anche questo e a questo serve allenarsi, per vivere.
Stamani, leggendo Agostino di Ippona e il suo “Discorso sui pastori”, mi colpiva quel che diceva su quelli che non mettono in guardia coloro che sono loro affidati per prendersene cura. “Nessuno si illuda che siamo esonerati dall’essere provati, dal vivere le nostre tribolazioni”. Bisogna dirlo che la vita stesso le contempla: non se ne esce fuori. “Chi si illude del contrario, costruisce un edificio sulla sabbia, che presto cade giù spazzato dagli uragani”. Si costruisce sulla roccia sapendo di dover lottare.
Che non ci sono sconti né per buoni né per cattivi; che l’esistenza è insomma un po’ così. Per atleti ed astisti, saltimbanchi ed artisti; che un giorno voli a quattro metri e quello poi, rischi di finire nella polvere, per terra.
Senza rimpianti: tocca sapere di dover lottare!
