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Morir d'amore

Pubblicato da Enzo Cilento su 17 Settembre 2015, 17:53pm

Tags: #in vista

Morir d'amore

Me ne commuovo ancora, come se ne commuovono tanti; e neppure solo credenti. E’ una delle storie più belle e candide del mondo. La ricordo per la voglia di tenerezza che mi prende, e non solo in questi ultimi anni. E’ una stella polare per me, ed un compagno di cordata, Francesco, quello vero, quello che nessuno avrebbe poi smentito e tradito, semplificato e letto in chiave minore.

La storia racconta che un anno circa prima di morire, ammalato e quasi cieco Francesco, cui avevano cauterizzato la zona intorno agli occhi – occhi che videro l’invisibile, peraltro: nevvero? - e così, le tempie insieme, con i rimedi poveri ed empirici dei tempi suoi; volle ritirarsi in un eremo tra le montagne e i boschi del Casentino, in quella località detta de La Verna e lì, vivendo praticamente come una povera creatura, rintanata, visse infatti gli ultimi mesi della sua vita terrena.

Chissà quali pensieri: sul suo percorso, sulla sua incredibile avventura di un povero cristiano che sposta le montagne, un omino.

Fu allora, come ricorda la Legenda Maior di San Bonaventura, che il poverello ricevette il gran segno delle stimmate, sulle mani i piedi il costato, un 17 di settembre, come ora. Per cui, l’alter Christus fu veramente coronato dei segni di questa eredità e di questo amore, fino a “somatizzare”, anzi di più, a far sue ogni ferita della Passione e della Resurrezione del Cristo.

Un amore tanto grande non poteva che concludersi così. Come gli amori che infatti “ci segnano” la vita, che alla fine ne assumiamo le fattezze e le ferite; insomma, le cicatrici.

Poi tanti, avrebbero portato le medesime piaghe, nel cuore almeno intendo: dello stesso innamoramento, per entrambi: per il suo Maestro e per il più vicino dei suoi allievi.

Francesco ne ha fatti innamorare tanti di uomini (e di donne) in questi otto secoli. Come si potrebbe fare altrimenti? E tra questi cotai, son io medesmo …

Spero di non farlo troppo vergognare e di non infastidirlo troppo con le mie parole e le preghiere – per quel po’ che mi vien data grazia di fare; per i miei frequenti viaggi ad Assisi.

Sogno un giorno di incontrarlo davvero, oltre il tempo; e di sentirgli raccontare come si fa a morire d’amore.

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