Malgrado tutto, “sia fatta la tua volontà”, non è mai un’affermazione rassegnata del tipo “Signore, se le cose devono andare così …”, quasi che si trattasse di una condanna alla rassegnazione.
“Sia fatta” è soprattutto “sia fatta da noi, attraverso di noi (quindi, in noi) la tua volontà”; cioè “che noi ci si adoperi a fare quel che ci vien chiesto, suggerito, direi persino “ispirato”, in quanto uomini “intellettualmente” onesti, prima d’ogni cosa. Che le nostre azioni siano in linea con quel che è meglio per noi tutti, più che non solo un “secondo noi”.
Dopodiché, riflettendo e discernendo, valutando; spesso, col tempo si scopre che quel che è “secondo noi”, non di rado va proprio a coincidere con una volontà che non può che volere il nostro bene.
Non sempre – è certo – le cose vanno così.
Talora il “secondo noi” (e forse di frequente) è determinato e influenzato da intenzioni e valutazioni contrastanti, se non contraddittorie.
C’è che a volte vorremmo dimostrare di avere avuto ragione noi, volendo sottolineare che le cose stessero esattamente così, come se al fondo vi fosse un senso di rivalsa; talvolta una sopravvalutazione (o il suo contrario) delle nostre condizioni e delle nostre inclinazioni; non di rado una “passione”, come recitavano una volta certi testi, che alla fine rischia di tirarci a fondo: persino l’invidia, l’attaccamento alle cose, ai nostri progetti, accada quel che accada, a noi stessi; un ego smisurato e relativo amor proprio; un’autostima ipertrofica e sconsiderata; una intemperanza che non riesce a valutare con oggettività quanto sta vivendo. Ma non vado oltre.
E’ vero però che – ci ripensavo così, ore addietro – “sia fatta la tua volontà”, non può coincidere mai con una manovra che ci smarca dalle nostre responsabilità e dal nostro dovere di fare. Non può limitarsi ad essere “il lamento” di chi dice “beh, visto che …” con tutto quel che segue. La preghiera suona semmai “mi propongo e chiedo di saper scegliere e di fare - io in prima persona - quel che è nella volontà di un Dio che ama”.
E allora ecco che non posso non cooperare, coi miei strumenti, alla costruzione di un mondo più giusto ed equo, di una chiesa magari e di una umanità migliore; di un sistema economico meno iniquo; di una informazione e di una cultura meno omologante; e così tutto il resto. Ciascuno è chiamato a questo, a dare a proprio modo e nella propria condizione – fosse anche “con la preghiera” - ;
ad adoperarsi perché la volontà di un Dio che ama ciò che ha creato, sia fatta: quindi giustizia e misericordia a un tempo; equità e benessere; libertà e insieme rispetto di regole che salvaguardino in ogni caso l’espressione e l’esistenza di quelle altrui.
Questo credo è quel “sia fatta la Tua volontà”.
Lo dico a me e non intendo insegnarlo a nessuno. Sono io a dimenticarmelo così spesso, pensando che il “deus ex machina” debba venir presto a risolvere ogni cosa.
Così non è. E non sarebbe neppure ciò che Vuole. E tutto sommato, neppure ciò che voglio.