Quanta gente non parte in questi giorni anche solo per tornare a casa dai propri familiari! Non faccio il maestro di pensiero, che non sono. Si va per affetto e per abitudine, chiedendoci magari cosa poter dare (o prendere) di nuovo. Io penso che quel che abbiamo basta. Basteranno quei pochi pani e pochi pesci che abbiamo - giusto per stare su di un passo del Vangelo - e quelli, i vostri amici e familiari, saranno sfamati.
Dovrebbero esserlo, in linea di massima.
Partendo (io lo faccio quest'oggi), penso a quel che vorrei essere in questi giorni: uno che non sta lì col broncio perchè avrebbe desiderato un'altra vacanza; uno che se può, non sta lì a puntualizzare e ad affermare sempre la supremazia del proprio punto di vista e del proprio stile di vita. Insomma esattamente il contrario di quel che spesso sono stato: un rompicatole che proprio - se avesse potuto evitare - non sarebbe stato in loro compagnia, perbacco!
Credo neanche loro, a quelle condizioni.
Detto ciò, non esistono situazioni perfette ed ideali e neppure ritorni a casa del tutto indolori e che non ripresentino qualche frizione e qualche conflitto di interessi, per così dire. Lapalisse!
Nessuna lezioncina, per carità! Solo la carità, la comprensione, da usare verso altri e anche noi stessi, certo, perchè non pretendiamo da noi neppure troppa perfezione e neppure quel troppo; che a volte meglio un fine settimana vissuto così, che un mese con l'aria di uno che è prigioniero: delle situazioni e dei sensi di colpa, eventualmente.
Quelli non sono amore; sono trappole per topi.