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Orione e le sue stelle

Pubblicato da Enzo Cilento su 4 Agosto 2015, 10:48am

Tags: #in vista

Orione e le sue stelle

Si attraversano tante notti nel corso della propria esistenza. Alcune notti si trascorrono insonni per l’ansia; altre accanto a qualcuno che dobbiamo vegliare. Sono notti, appunto. Penso che in nessuna di queste ci si dimentichi del bisogno di non essere soli. Anche la solitudine più disperante, al fondo denuncia un bisogno di compagnia, di chi ci faccia davvero compagnia però, fosse pure un’altra luce, o una stella in cielo.

A volte, mi capita di guardarlo in su, lontano dalle città, da solo. Quelle luci, promesse, enigma e mistero mi fanno compagnia davvero, anche se in apparenza mute. Gelide a volte infatti, una domanda; altre volte come una finestra, una galleria su di un altrove e una risposta.

Mi capita di mettermi spesso lì a guardare, pur non essendo in grado di distinguere Orione da qualsiasi altra costellazione, personalmente.

Ma ci sono, pur non conoscendone il nome.

Anche di Dio, dell’Eterno, di quello a cui ciascuno può dare un nome diverso, il nome in sé non mi è noto, pur essendoci, come una stella.

E’ solo un suono, il Dio che genera, un suono impronunciabile per alcuni, Jhve infatti, “non nome” per alcuni; o è il concento dell’universo e poi ancora lo spirito che aleggia; infine il suono vitale, il Verbo- Parola detto perché tutto sia, parola sconosciuta e incomprensibile, ma che c’è: come un buco brillante nel cielo, da cui un’eco, una via d’uscita, l’energia che produce e crea, con mirabile perfezione. E spero, Amore.

La verità è che pur essendo come nella terra del nostro pellegrinaggio, tutti, lontani dalle stelle, che restano lì; sento che quella delle stelle, la loro orbita e la loro rotazione, è la mia; che son quelli i miei precetti, le regole, la rotta che devo seguire; e che non posso non ricordarmi di te, lungo la notte, come recita il salmo.

Ci sono notti vissute a guardar le stelle insomma, per aspettare una sentenza, in un ospedale silenzioso; altre vissute in casa aspettando che domani venga; notti in cui io veglio guardando su da dove qualcuno tiene una luce accesa perché non perda la direzione e la speranza. Qualcuno veglia per me, dietro il vetro del cielo.

Se pensi che sia solo poesia e melanconica melliflua opera di autoconvinzione, è perché non guardiamo, temo, non ascoltiamo; non facciamo che camminare occhi a terra per evitar le buche, gli inganni, una botola che sta inghiottendo tutta la nostra vita.

E le luci son solo quelle di città, skyline da vendere in rete, dove siamo finiti tutti, come nella tela del ragno, orfani delle stelle.

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