I treni in questo Paese, come tante altre cose, son quel che sono.
Che attraversando come me quest'oggi linee secondarie e locali, per quella gente che evidentemente conta meno anche per i manager di Trenitalia, come per tutta la politica di questa povera Nazione, fai presto esperienza di quello che voglia dire la marginalità.
Siamo marginali sì, se non spendiamo una fortuna per i Superveloci (i treni) e se non consumiamo come vuole ormai il Vangelo del perfetto cliente da custodire.
Degli altri, poco importa. Il tuo binario è un binario che si interrompe sul dirupo; dove l'elettricità non corre allo stesso modo: la tua maglietta e la tua valigia parlano già abbastanza di te. Tu non interessi al sistema. E se i consumi sono in calo - ma sì - è anche colpa di quelli come te.
Così, su di un binario mezzo morto, con l'aria condizionata che non va e il sudore che maleodora e non sa di aromi speziati che conquistano il palato fine; aspettando che qualcosa riparta, ci si guarda in faccia e ci troviamo un po' tutti somiglianti.
Partecipiamo alla futura serie C. E ci si scopre solidali allora, poveracci e derelitti, viaggiatori in cerca di fortuna, viaggiatori che non interessano se non a Trenord, al più, ultimo confine dell'essere poco più che dei sopravvissuti.
Sperduti su di un binario morto, ci divertiamo quasi a sopravvivere in barba a tutto, sparlando del governo, di tutti; di quelli che governano la locomotiva che non va, di quelli che ci trainano fino in mezzo alla verzura ad aspettare il tempo che verrà; di quelli che Wall Street l'han vista solo in foto, per dire...
In barba a tutto è vero.
Eppure il mondo il sole il vento la luna sono anche per noi; e la vita i giorni e la felicità passano ugualmente anche di qua, sul binario rotto che non va.
"Arriverò stasera, spero" - dice al cellulare il mio vicino - "per me van bene anche i maccheroni, se n'è restato del pranzo". A noi le briciole, ad altri tutte le loro manie.
In fondo, Buon Dio, ti devo ringraziare anche per questo, finchè dura...
