Ho conosciuto un uomo che con gli anni era diventato un intrico di rancori e di rivalse; che dentro covava una rabbia di cui non riusciva a liberarsi, come se dentro lo avesse abitato una sorta di demonio.
Non era Arpagone, eppure era diventato avaro, avarissimo nei propri sentimenti; incapace di esser solidale, sostanzialmente anaffettivo.
E non era neppure il ricco folle di Dickens e del suo racconto di Natale: non era letteratura. Era un uomo vero come se ne incontrano, perché la vita ne riproduce a milioni, che più ne fa e più si assommano i cloni, perché sembrano aver tutto e non mancare di niente.
Anzi sono persino i nostri miti, quelli; quelli delle riviste e gli uomini arrivati, che a cambiare un po’ e ad ammorbidirsi a svegliarsi neppure ci riusciranno mai e che digrignano i denti ed azzannano di notte; che dentro uno specchio c’era l’immagine brutta che sono dentro, a differenza di quel che appare.
Ora, quale malanno li abbia divorati, quale follia li possegga è persino difficile dirlo. Son vite così, messe insieme dal livore. E son vite di chi dice di venire su dal nulla e di chi dunque sostiene di aver fame, un’atavica fame addirittura.
Nei miei giorni al giornale e in qualche oscuro palazzo del potere ne ho visti e frequentati di esseri così, tanto che quasi ho finito col rimproverare a me stesso di non essere io della stessa pasta, di quella che fa arrivare. E davvero dappertutto ce ne sono; anche nei posti più impensati e dove non si dovrebbe pensare a far carriera. Posseduti da questa fame e questo terribile buco nero in pancia e nella testa.
Avrei voluto cambiarne qualcuno, aprirgli gli occhi e il cuore, ma il demone era più forte di me. Così che non ha incontrato davvero nessuno che gli sapesse dire di liberarsi finalmente, di essere uno non più posseduto.
Non era nelle mie forze insomma e la mia fede si dimostrò davvero poca cosa: già. In cosa volevo che credesse? E quale cibo in alternativa?
E’ ancora lì a stramangiare ed azzannare, divorato e consunto dalla solitudine sua e dalla sua malattia.
