I capitoli della nostra esistenza, anche qualora dovessero somigliarsi un po' tutti (e non è mai così) alla chiusura del mese di agosto sembrano quasi affidare un ruolo simbolico, come una linea di demarcazione tra un prima un poi.
Molto peggio invero quando quel prima e quel poi, se deludenti, sono perfettamente in continuità.
Una volta cantavamo i tormentoni del tempo, di un'estate che stava finendo; dell'estate addosso; delle spiagge su cui lasciavamo i sogni adolescenziali, di quel mare pieno di promesse evaporate col solito mare d'inverno, col vento che agitava anche me.
E ci agita invero, sempre quel vento se non porta qualcosa di nuovo. Che poi il nuovo sia "solo" un altro modo di vivere è già abbastanza: se solo si decide di scegliere a cosa dare spazio, potendolo fare; alle cose che abbiamo amato, o alle persone che lo avrebbero meritato; a cui l'abbiamo promesso; al Padreterno e insomma un po' anche a noi stessi.
E allora non ci restava che ricominciare la stagione degli studi e della scuola, degli esami e dei libri; delle spese da fare alla Standa e in cartoleria. Così come per molti, in seguito, quella di decidere il cambio della macchina e del televisore; della lavatrice, se non dell'abitazione. E poi via i progetti di un altro viaggio. E a Natale farò questo. E quest'anno niente regali inutili e un po' di soldi per me, e magari in beneficenza...
Per qualcuno intanto ogni tempo è buono per rimettere assieme i cocci della propria esistenza; per capire cos'è che non è andato e dov'è che si può ancora porre un rimedio; insomma la voglia di rimettere ordine e di dare un senso ai nostri giorni resiste ancora.
E' quando non se ne ha più voglia, non se ne coglie il valore, che l'estate - quella bruciante e senza fine - ha finito col distruggere ogni cosa. Perchè una vita solo estate, una vita un giorno dopo l'altro, vale poco, quando quei giorni si somigliano e non conoscono un prima e un dopo, una liinea di demarcazione.
Quella linea è il segreto della speranza e dell'operosità. Senza, è come se il nostro cuore si fosse arreso. All'abitudine e all'evidenza che non c'è più niente da fare.
E io invece voglio tornare in cartoleria anche solo per comprare una vecchia computisteria su cui cominciare a scrivere o a disegnare come volevo fin da bambino, a fine agosto, prima di ricominciare quel che non avrei mai voluto iniziare: il tran tran di un'istruzione arida che sarebbe servita solo a lavorare. Che anche quello, poi...
Insomma se lavorare stanca, a ricominciare un po' daccapo non si finirebbe mai.
