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La terra bella di cui non aver paura

Pubblicato da Enzo Cilento su 5 Agosto 2015, 14:40pm

Tags: #mater et magistra

La terra bella di cui non aver paura

Imprese così grandi si addicono solo ad uomini eccezionali. Mentre quello che hanno di inconsueto è solo il coraggio e la fiducia, talora la fede. Le grandi imprese - tutte quelle che rimandano ad un modello di vita diverso da quello propagandato, quello di ogni “personalità” che sia in grado di affermarsi per la propria libertà dai luoghi comuni - vengono su a partire da un valore differente che non le paralizza. E’ in questo la loro forza.

Mentre di contro, molto più semplice che si faccia come quegli uomini mandati da Mosè ad esplorare quelle terre sconosciute appunto; e che non poterono fare a meno di riferire, esagerando: “La terra che abbiamo attraversato per esplorarla è una terra che divora i suoi abitanti; tutto il popolo che vi abbiamo visto è gente di alta statura. Vi abbiamo visto i giganti, discendenti di Anak, della razza dei giganti, di fronte ai quali ci sembrava di essere come locuste, e così dovevamo sembrare loro”.

Quella terra nuova ci spaventa.

Ci spaventa una vita che faccia a meno di molti luoghi comuni tranne che della libertà; che non si consumi dietro il già detto e il già fatto; dietro i beni, gli status symbol, gli oggetti le cose i miti e gli idoli cui siamo abituati. E allora eccoci pronti a dire “per fare quelle cose bisogna essere eccezionali, dei giganti. Noi siamo locuste invece. Certe cose sono riservate solo ad una razza eletta”. Battendo in ritirata, quindi.

Ed è proprio questo che invece non andrebbe fatto. Ne vedo di cose gigantesche davanti a me, ne ho viste; tutte al di sopra delle mie forze. E quella terra, quella condizione sembra volermi mangiar vivo, annullare, fagocitare.

Sarà che non conto solo sulle mie forze. Sarà che i giganti sono quelli che hanno fiducia anche nelle avversità. Sarà che la statura e l’apparenza non sono ciò che andrebbe considerato nel valutare un’impresa ed un uomo, mentre un giocatore lo riconosci dal coraggio, dall’entusiasmo, dalla fantasia. Che ci vorrebbero far perdere invece, proiettando come sul muro, come nelle ombre cinesi, ombre giganti e spaventose; come quelle della caverna di Platone che, invece di scoraggiare, svegliano al contrario il nostro istinto e il nostro cuore verso cose grandi e luminose che la tenebra del timore non tiene più.

Sarà “virtute e canoscenza” per cui siamo fatti, per cui non c’è colonna d’Ercole che ci tenga prigionieri; noi che, esplorando, la terra bella la troviamo, quella in cui fermarci, almeno un po’, un’ora, prima di dire a tutti “non abbiatene paura!”

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