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Lamenti... ed alti Rai

Pubblicato da Enzo Cilento su 7 Agosto 2015, 10:17am

Tags: #in vista

Lamenti... ed alti Rai

Non ci si può ridurre a chiedersi se, alla luce di un sistema democratico, la divisione del potere (onori ed oneri), la distribuzione delle cariche e delle responsabilità soprattutto, sia lecita; o se costituisca piuttosto solo un altro sinonimo della lottizzazione di un tempo. Tanto che lottizzare, in fondo, è solo sinonimo di divisione e forse condivisione in quote proporzionali; così che era meglio lottizzare alla luce del sole (?) piuttosto che prendersi tutti i premi di maggioranza venuti in auge poi, il monopolio quindi.

E’ una questione che butto là, all’indomani delle nomine Rai (lottizzate?), io che di Rai e di servizio pubblico in genere non mi servo in alcun modo (non ho più neanche il televisore).

Credo che è proprio su ciò che si intende per servizio pubblico che bisognerebbe fare chiarezza.

E allora se pubblico deve essere, esso dovrebbe costituire un servizio, punto. Mi piacerebbe riflettere sul tipo di tv che vorremmo pagare (canone) secondo le prestazioni di cui abbiamo bisogno. Informazione, servizi realmente al servizio del cittadino (come si fa questo e quello; quella richiesta; quel ricorso; quella domanda; come si esige il rispetto dei propri diritti di cittadino); cultura, sport; intrattenimento sempre meno junk food.

Questo ci aspetteremmo e altro ancora dalla Rai.

I lottizzati e gli eletti, di quei lotti di terreno e di potere dovrebbero avere un’altra cura e dovrebbero poter essere giudicati per il loro operato, per quanto producono: magari non solo in termini di share e di audience. Non è questo il primo valore.

“Valorizziamo le risorse interne all’azienda”, la litania ripetuta fino alla noia. Della serie “non vogliamo estranei tra i piedi” perché solo noi conosciamo i delicati equilibri all’interno della Rai. Come dire che nulla deve cambiare, in fin dei conti.

E in fondo nulla è cambiato in questi anni di Rai, in quelli che conosco e ricordo, avendoci anche lavorato per un po’, ai margini. E allora ci si chiede se l’interesse sia pubblico o privato, aziendale; e se a salire di grado siano davvero quelli a cui è il pubblico, inteso come servizio, che sta a cuore.

E se è vero che alle nuove generazioni della Rai non importa molto (vanno sul web), perché a tutte le altre offrire l’amaro calice del già visto fino all’ultimo giorno?

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