E’ sempre l’affetto (o l’amore) che trasfigura le cose. Sia che l’amore ce la faccia scoprire luminosissime e piene di senso; sia che, a partire da questa luce (interiore), tutto ciò che vediamo, acquista come un alone, un fulgore, una chiarezza sconosciuti fino ad ora.
E se una fascio di luce fa irruzione sulle cose è come se, attorno a queste, si creasse un’aura nuova appunto, come l’aria che trema tutt’intorno alla donna di Cavalcanti, “Chi è questa che ven che ogn’om la mira”, per capirci …
Ma pur senza voler essere letterari e professorali, l’amore che trasfigura è l’esperienza che facciamo tutti, in quella sorta di stato di grazia adolescenziale che viviamo da “innamorati” appunto. Quell’esperienza ci apre ad una trasfigurazione, ad una lettura grandiosa e armoniosa della realtà. Ci accorgiamo di cose mai viste; e altre, prima importanti, svaniscono.
Trasfigurare è l’esito dell’innamoramento dunque, senza che questo voglia dire che si tratti di un miraggio o di un inganno: è uno sguardo nuovo sulle cose.
Ma se l’esperienza di amare ci fa guardare tutto in altro modo; dev’essere lo stesso anche per chi si innamora di noi, per cui noi stessi e quel che ci circonda acquista un valore ed una bellezza a chiunque altri sconosciuta. Solo chi ci ama ci vede così belli. Noi siamo bellissimi allo sguardo di chi ci ama, così come le nostre vite.
Non siamo quindi solo soggetti e autori di una trasfigurazione che pure secondo il parere e lo sguardo di qualcuno potrebbe essere un miraggio ed una proiezione; ma siamo noi stessi oggetto di questa proiezione, siamo trasfigurati noi e la nostra vita per altri (o per un Altro); e questo è la garanzia che non c’è nulla di così universale, di così diffuso (o diffusivo) come uno sguardo d’amore, uno sguardo che trasfigura.
Tutti siamo stati amati da qualcuno, senza meno; e tutti siamo (stati) trasfigurati pertanto agli occhi di qualcuno: fosse stato anche solo agli occhi di nostra madre o di un nostro amico.
Nulla è meno folle che pensare che siamo attraversati e circondati da questa luce, che ci rende belli, fosse stato anche una sola volta nella vita; o forse per sempre, come accade per chi ci ha messo al mondo, per chi ci ha allevato; per chi ci ha sollevato e ha pensato di noi, “eccolo, il mio amore, il più bello del mondo, il mio bambino”.
E in quel momento in mondo è stato tutto più bello, luminoso, un dono grande, con noi al centro: di quello sguardo che ci trovava unici e diversi da tutti, insostituibili. Quali siamo, appunto.
Cosa non fa vedere dunque l’amore!
