Il colore viola mi ricorda un film notissimo e di qualità. E mi riporta gli occhi inimitabili di Elizabeth Taylor, che è stata un fior di attrice e di donna, dagli occhi viola appunto. E quel viola in effetti non l’ho visto più in occhi d’uomo (e di donna …).
Di certi occhi conservo un ricordo vivissimo: di certe amici miei; di certi affetti; di certe facce che mi hanno fatto sognare, al cinema e altrove, negli anni passati: ad aspettare …
C’è una poesia in quel colore – il viola, dico - che non c’entra quasi nulla col tempo dell’estate, che è tutto un’altra cosa. Ma c’è che stasera c’è aria di pioggia.
E c’è la poesia di una delle tonalità che preferisco, con il profumo di primavera che si trascina invece, dopo il riposo invernale.
L’inverno appena trascorso (ed era da tanto che non mi capitava) le violette le ho riviste davvero, non coltivate, lungo il percorso delle mie corse e delle mie passeggiate, in collina. Schive e modeste, del colore dell’ametista che i parenti del Brasile inviavano alla nonna. E l’ametista già allora mi sembrava bellissimo.
Così com’eran viola in chiesa anche i paramenti di Quaresima, l’unica che abbiamo in Occidente; e viola infine è il cielo certe volte come con qualche sbavatura e qualche sbuffo di nuvole attraversate da una qualche luce. Insomma viola. Senza tristezze.
Che vorrei un prato pieno di fiori viola come ultima cosa da guardare, uno sbuffo nel cielo, e occhi come quelli della Taylor da non dimenticare, quando sarà, ma magari già domani, anche solo per riposare, dono prezioso come un ametista del Brasile appunto, viola che mi risvegli il pensiero.
