Caro amico, ti rispondo subito.
Sì, per ora continuo a scrivere il mio blog e a connettermi a facebook, per ora ... Non so dirti invero per quanto avverrà.
Amo scrivere – è vero – eppure non c’è nessuna strada per me che costituisca davvero un assoluto, adesso, nessuno che non sia Qualcuno. Se questo servisse, continuerei, certo; se riuscisse a svegliarci dal sonno, a dare un conforto; non so!
Lo pensavo e lo scrivevo ieri sera e stamani mi imbatto in Geremia e nella storia del martirio del Battista, per gradire. A loro è chiesto di parlare, qualsiasi cosa accada. Ah, non oso pensar tanto.
Neppure che il Vangelo sfogliato per strada mi ricordi di quelli, i profeti, che tali non sono ritenuti se nella propria patria. Ed io non sono un profeta, in nessun modo (sarei un presuntuoso); e se mi fosse dato questo dono, di parlare, di essere sincero, sarebbe solo un dono immeritato, di cui neppure son cosciente e che neppure vorrei, se pur fosse.
A Napoli anzi, mi prendevano un po’ in giro con la storia della mia vocazione “profetica”. Come se poi non toccasse ad ogni uomo! Ad ogni uomo che si interroga, dico.
Comunque stiano le cose, per ora resiste quel che faccio – solo nell’ottica di quel che è giusto fare – che forse il gusto a volte è stato amaro, come il fondo di un bicchiere. E se dapprincipio il blog e tutto quel che è stato, teatro incluso, pensavo mi potessero tornare utili persino, per dimostrare e consolidarmi presso l’altrui considerazione; oggi devo dire che questo era sbagliato; e che non poteva esserne la ragione.
Se mi fosse chiesto di parlare, lo farei. Così come ora non mi sarebbe difficile persino tacere: di certe cose, almeno.
E’ che la giustizia e la verità vanno servite – almeno nelle intenzioni – e questo non può non presentare che un conto assai salato.
A volte mi dico, come un Geremia “basta, non voglio più parlarne!” per non esserne amareggiato e deriso. E lo decido appena una sera prima, per poi sentirmi il giorno appresso chiamato ancora in causa: da quella che è una voce – se vuoi – la mia coscienza.
La vita è bella perché ti chiama a prendere posizione, pur senza voler ferire, senza voler far del male. Ed è questo che ancora mi spinge.
Insomma, amico, la cosa durerà, senza che me ne rammarichi, fino a che mi sembrerà abbia un senso (questo); e risponda a quanto sopra.
Insomma, non è il caso che ti spieghi ancora come stanno le cose: ci siamo capiti. E del resto, se a leggermi mi divertissi solo io e pochi intimi, forse finirei solo col girare scioccamente su me stesso; o forse invece è anche questo che a volte ci è chiesto, un po’ di solitudine e di incomprensione. Guai se cedessimo alla logica di fare solo quello che genera consenso ed approvazione!
Poi, sì, può esserci la stanchezza, la delusione, l’autocompiacimento. Anche da questo speriamo di essere preservati, insomma.
“Scriverò ancora, in ogni caso, credo, perché amo farlo; ma forse il tempo ora ci chiede di guardare anche fuori ed altrove. Chissà. C’è tempo ancora per decidere e le cose non avverranno credo dall’oggi al domani. O forse chissà. A volte basta un sogno, un segnale e così si fa, senza neppure far troppo clamore” – scrivevo ieri sera; e stamani eccolo un segno e una parola ed uno sprone.
Decidere non può dipendere mai solo dal nostro gusto, dalla nostra intima ed esterna soddisfazione. A volte, quasi sempre, sono le cose che si impongono a noi.
Senza presunzione, senza montare in superbia, c’è da augurarsi. Non siamo nessuno; eppure a volte ci vien chiesto di fare, di prendere posizione appunto.
Dopotutto, ognuno è anche quel che è e fa: della sua vita e della sua “vocazione”.
