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Gli operai della sera - Appello alla speranza

Pubblicato da Enzo Cilento su 26 Agosto 2015, 18:28pm

Tags: #Vita consacrata

Gli operai della sera - Appello alla speranza

Come tanti e come Martin Luther King, I’ve a dream – per dire - come John Fitzgerald Kennedy che pure un santo non era. E quel sogno era di fare dell’America il Paese dei sogni, che ce ne fosse uno, ecco; com’è sempre stata per noi emigranti l’America, da quattrocento anni almeno a questa parte …

Anche io lo coltivo questo sogno, una terra, desiderio diventato sempre più pressante col passare degli anni e degli incontri intervenuti nel frattempo.

E anzi più che un sogno è una speranza; perché siamo chiamati ne son certo, alla speranza; a darne; a non essere per nessuno motivo di tristezza e di disperazione. Altrimenti no ne sarebbe nulla delle nostre chiacchiere e della nostra fede.

La mia speranza, dunque …

Quanti di quei ragazzi “adulti” – mi dico - incontrati durante le mie esperienza spirituali ( si chiamano “vocazionali”), l’hanno poi trovata una casa per loro, un’America insomma, il Paese che li ha accolti?

Come se – cosi come accade adesso nel mercato del lavoro, a cavallo dei quaranta, tu fossi inevitabilmente fuori gioco: forse persino un cattivo investimento, senza prospettiva. Ma le cose stanno cambiando – cantavano i nostri cantanti nei ’60 …

C’è un mio amico che non fa che ripetermi la storia degli operai dell’ultima ora: non se ne dà pace. Non posso che dargli ragione. Siamo giunti tardi o troppo presto? O forse è questa l’ora giusta? Io credo che non ci sia un’ora più o meno adatta alla speranza.

Ora, se non fosse per la riservatezza che meritano tutte queste persone di cui ricordo esattamente il nome e le difficoltà vissute – ma anche la buona volontà e la sincerità delle intenzioni, perlopiù – farei un appello a loro, nominale, uno per uno, come a chiederne l’approvazione e la testimonianza.

Perché non si perdano, perché è possibile – oggi più che mai che i social ci fa raggiungere tutti gli angoli del mondo – che della gente si metta insieme a quarant’anni e oltre, se è questo che desidera; se è un’altra vita che sente di poter vivere.

E io conosco il dolore di sentirsi presi poco sul serio; essere guardati con sospetto.

Così come so che Marco e Andrea e Giovanni e Stefano, Loretta – e sono tutti nomi fittizi – sono tornati a casa dopo un bel po’ di peregrinazioni, un po’ com’è avvenuto a me, ad un tratto.

Mentre sento che questo non è giusto e che, se ci si sente chiamati ad affrontare un’altra vita, nessuno deve avere il diritto di tarpare le ali: dico di tarparle allo Spirito che agisce e che magari ci spinge ad agire. Ora, così tardi, sissignori. Essere arrivati un po’ più tardi non può essere una condanna all’amarezza.

Per questo scrivo e dico di prendere coraggio. Scrivo anche per questo e prego Dio che qualcuno mi dica “perché no?”. E io ci spero.

Non mi chiedo più quello che la Chiesa dovrebbe e potrebbe fare per noi; cerco di fare io qualcosa, magari per tanti; spero anche per lei; sicuramente per Lui – son certo - e per noi, per gli uomini, tutti, che hanno diritto a una speranza che cammina in loro compagnia.

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