Monica carissima, come tu speravi e scongiuravi, sembra che tuo figlio sia proprio arrivato lontanissimo, valicando il tempo, i secoli. Non puoi che esserne fiera, come lo sono tutte le madri, persino quelle che i figli insomma hanno “solo” una vita come tanti; o come quelle che vedono i figli più o meno sereni, guariti da una malattia; e che non riescono in ogni caso a frenare la propria tenerezza.
Sarai contenta credo, come accade a me di esserlo a mio modo per averlo incontrato e conosciuto, durante questo mio viaggiare, molto oltre il porto sul mare, con quelle nostre strade che nel frattempo si sono più volte ed inspiegabilmente incrociate: sui libri, agli esami e ai concorsi, in ogni viaggio che per me sia stato significativo, fuori e dentro di me.
Così mi è stato di sprone e di conforto nel frattempo questo figlio; come una frusta ed una sfida a volte, di fronte all’asprezza della mia ricerca.
L’ho assunto a modello, poi per certi versi, io; ogni volta restando meravigliato per le sue risposte, per il suo acume, la perspicacia, quasi spiazzato. Eccola la mente ed il cuore che sembravano essere in grado di dar da bere ad un filo d’erba assetato.
Così come altri, Francesco, rispondevano alla mia fede fanciulla e piena di slanci, immediata; così Agostino è stato la risposta alle domande di me adulto, della mia (poca) fede che chiedeva una ragione. E non mi stanco di leggerne; lo Zenit per le mie notti invernali e la coperta; le stelle che non conoscono tramonto, se non tramonto io con la stanchezza; la certezza che l’uomo è fatto per valicare altissimi confini; se solo guarda dentro sé – mi dico – e poi sa sollevare ancora gli occhi al cielo: se non si ferma ripiegato su sé stesso, inaridendosi così, spegnendosi, contento in questo; o irrimediabilmente insoddisfatto e vinto; se da uno sguardo interiore sa trarre lo slancio e la forza, di gioia di provare ancora a tradurre in atto quanto gli è stato dato di vedere – intravvedere – e di sognare, di sperare; di costruire, infine.
Una madre così non può esser che felice. Spero anche di coloro che di lui si ritengono, per così dire, amici. Che poi alle madri (e ai padri, spesso) basta così poco per essere contenti infatti.
E a noi, saperlo, intenerisce il cuore.
