“Qualcosa rimane tra le pagine chiare e le pagine scure”. Erre come Rimmel. Chissà cosa resta di ogni estate che trascorre.
Se tu mi chiedessi di quella del 2006 non saprei dirti nulla; e le uniche di cui ho un ricordo preciso è perché quell’anno mi son laureato, un 31 di luglio, addirittura; di quell’altra rammento il momento e il luogo in cui mi trovavo all’annuncio della strage alla stazione di Bologna; di quell’altra infine il viaggio che rivedo più o meno nitidamente, vissuto giusto in quei giorni. Il resto è solo un guazzabuglio di cose di poco conto. “Chi ci ha fatto le carte ci ha chiamato vincenti ma lo zingaro è un trucco …”
Senza malinconia. Resta quel che deve restare, si selezionano: anche i ricordi, oltre che i progetti e le persone.
Sere d’estate: non finiscono mai. A volte perché ti annoi maledettamente: costituiscono un buon esercizio di pazienza, al più. Sia che incontri chi muore dalla voglia di divertirsi e proprio non ci riesce: soprattutto non diverte noi. Sia perché davvero certe sere il tramonto non arriva più. Ti vorrebbero imporre tante cose da fare e nessuna che tu desideri. Vorresti riposare e goderti la sera e le luci in cielo di San Lorenzo.
Di stelle cadenti quest’anno ne ho contate due: ma era un paio di giorni dopo. Senza una “esse” e senza un sibilo, luci e traccianti che svaniscono in un soffio. Tutto sulla “esse”, volevo dire: è sempre un sibilo quello che se ne va. A volte striscia …
Tuona invece all’orizzonte, a Ferragosto. Le nostre spiagge, tonnare, raccolgono uomini e donne sudati. Dopo il tuono, la tempesta; e tutti dispersi sotto una pensilina e un portico. I tacchi delle donne ticchettano in fuga, al primo scroscio. E il Tirreno è pieno di scariche sinistre; anche di naufraghi e di corpi.
Un uomo è il suo coraggio di affrontare il quotidiano, anche con quest’afa addosso. Il mio è fatto di tante domande (utili?); e di tanti enigmi, di un’unica verità: che me ne resta così tanta da svelare ancora.
Il tempo “unico” a disposizione temo che non basti. Un uomo è quello che non vuole fermarsi allo stadio del bruto. A ciascuno le proprie colonne d’Ercole. Quando appaiono in vista, non puoi non lanciare un latrato, un grido, un ululato “Uuuuuhhh”.
