Rimastico ciò che mi resta in corpo come un ruminante, ma non so se sia ciò di cui ho bisogno per campare. Forse è un altro cibo che mi servirebbe per vivere. Così, allo stesso modo, non ha senso né ripercorrere strade già battute (ti han già portato dove sei); né ritornare su quello che è stato, rimpianti rimorsi ed eventuali risentimenti. E’ al più solo pane raffermo, buono per solo una povera zuppa.
Insomma ruminare, come rimuginare, serve a poco e cerco di alimentarmi con altro. Parlare dei nostri progetti: amici, dove ci porteranno? E parlare con altri, inni e salmi, se vuoi: per raccontarci dove siamo arrivati, per quali strade, tortuose e piene di vento stamattina, come il beccheggiare in porto; il rullio delle barche e degli alberi; il buio prima del temporale e poi, si spera, la quiete dopo tutta questa tempesta, poeta ...
Bisogna procedere senza rimanere schiavi e senza rinnegare nulla: bella impresa davvero, mentre fuori è già tempo di burrasca, al solito, e la corrente porta la pioggia dal mare.
Mi ricordo certe giornate così sul porto, mi ricordo sulla costa e sul Tirreno, vicino al molo, a cercar ricovero in un bar un po’ desolato; ma allora era solo questo il cibo che mi serviva, per ripararmi dalle intemperie.
C’è un tempo in cui non si cerca che un ricovero, qualsiasi esso sia; e ce n’è uno invece e per fortuna, che non tutti i rifugi sono uguali: che non un nido qualsiasi ti va bene; e che sai bene che è ad una casa vera e tua che aspiri.
In fin dei conti, siamo così fragili a volte, da cercare nel conforto altrui, in quei sorrisi un po’ posticci, una consolazione e una conferma. E altre che bisognoso, ti chiedi chi mai potrà rispondere a quel che sei, ferite comprese, sangue rappreso addosso.
Di quale cibo vorrei mangiare?
Di quello che mi ubriaca e mi inebria; di quello che è ogni volta mi lascia sempre più affamato? O invece di uno che mi dia speranza di non provar più fame e sete, non di quella smodata insomma, patologica e disperata e che mi fa alzare di notte a vuotare la dispensa e il frigo?
Le scale e la strada per scendere in cucina nel cuore della notte le conosco a memoria: non c’è neppure gusto più. Voglio dormire quando è il tempo e mangiare quando è fame vera.
Questo ruminare ad ogni ora mi ha rovinato la salute e mi ha reso uno che va sempre nella stessa direzione, ad occhi chiusi appunto, senza neanche più vedere: nulla.