A volte diventiamo così intransigenti e pretenziosi con noi stessi e con gli altri; persino col Padreterno.
Strafare e strapregare; stralavorare.
Come se con questo ci comprassimo il nostro diritto ad essere “salvi” o felici; santi e integerrimi. E’ come se al Padreterno – per chi ci crede – dovessimo dare solo il meglio di noi, mentre – via! - noi siamo tutto il pacchetto completo, inadeguatezze e miserie umane che ci costituiscono, comprese. Mentre riteniamo che nulla ci debba essere perdonato (sarebbe troppo!); così come nulla perdoniamo noi ad altri.
E va bene!
Si tratta di uno sforzo sovrumano che toglie il fiato – non lo avverti? - e forse già di un mezzo inferno, per noi e per gli altri, mentre ci è già sfuggito l’aspetto principale (e preferibile) del Dio in cui crederemmo, la misericordia e la comprensione di quel che siamo: solo un soffio.
Molte uomini e donne si distinguono in questa inderogabile inflessibilità e condannano e correggono senza appello: chi non si inginocchia abbastanza e chi non arriva in chiesa in orario e appena prima del Vangelo; chi non ci viene punto e chi ci arriva trafelato e magari in abiti non sempre castigati (?).
E chi si è spostato due volte e chi si è separato; e chi è troppo biondo e chi è troppo magro; e chi è vanesio e chi invece non lo è.
“C’è uno zelo cattivo e amaro che allontana da Dio e conduce all’Inferno” - ricorda san Benedetto, di cui oggi ricorre la memoria.
Quando lo zelo diventa un rigorismo che toglie il respiro, diventa come i filatteri dei farisei, regole su regole, la regola prima dell’uomo. E ci si allontana da qualsiasi Dio, soprattutto allontanandone gli altri: di un Dio così non sapremmo cosa farne.
Abbiamo già tanti padroni!
C’è un altro zelo invece che è quello di non restarne schiavi, di cogliere l’essenziale, il cuore della gente, le intenzioni e in fin dei conti il limite di ciascuno.
La cosa che più ci scandalizza – diciamocela tutta – è che possa esistere un Dio pure per quelli che non ci piacciono, per gli imperfetti, e persino per noi che lottiamo stoicamente per non ammetterlo.
Forse qualcuno ci ama davvero per quel che siamo, e per quegli sforzi che compiamo per non rendere la vita un Inferno. E’ questa la scommessa sulla quale occorrerebbe puntare. Ma forse è chiedere troppo a noi che siamo abituati a pagar tutto e che, in nome di questo pretendiamo il giusto, la giusta ricompensa, il giusto servizio appunto.