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Il circolo di Godot

Pubblicato da Enzo Cilento su 16 Luglio 2015, 13:42pm

Tags: #in vista

Vorrei dire che non vedo l'ora di conoscerla questa verità tutta intera che ci viene promessa. E che non è che non ci dorma la notte, ma non di rado mi capita di pensare a quella verità che vedrò un giorno.

A volte sono l'orfano di Godot che non smette di stare in scena.

Faccio un essmpio: ho atteso anni la telefonata giusta per il lavoro e poi per il giornale; per il teatro e ora per questa verità tutta intera che vorrei mi venisse comunicata al telefono: "lei domani la incontrerà". Di certo non ci dormirei. Come la chiamata che mi dice "ti stiamo aspettando" e quella che mi annuncia che c'è proprio quel che cerco, appunto: la verità tutta intera.

Io sono attaccato al telefono come l'uomo di Godot; mentre la chiamata rimanda sempre ad un'altra successiva: "compia un altro passo e poi la chiameremo, per il passo successivo", come al gioco dell'oca. Aspetto Godot, lo sconosciuto che so benissimo, e aspetto che il gioco si concluda, come non accade mai in quelli di ruolo, in compagnia, dove continuo ad essere quello che aspetta una chiamata, appunto. E la prossima sarà imperdibile. Così fan tutti.

Dicono che la verità tutta intera sia già qui ma che non la si vede ancora perchè è lo sguardo che è inadeguato; come l'udito che non sente gli ultrasuoni, come invece fa quello degli altri animali.

E che allora l'uomo s'è perso tante cose e tante facoltà nel frattempo, per cui ciò che da altre creature è percepito a noi invece è nascosto. E che queste non ne avrebbero coscienza: saprebbero per un attimo che quella è la verità, la colgono eppure non ne mantengono la coscienza e la memoria, mentre a noi non resta che la memoria di una verità che un giorno si coglierà; che non si può resistere e vivere ancora con questa domanda.

E che alla fine c'è chi dispera e lascia perdere, si ubriaca e tenta di dimenticare che quella verità tutta intera ti riempie e ti toglie tutta la vita: la rende altra, cioè l'ansia sorda e muta di chi non sa vivere senza un Godot che non si fa più vivo A meno che non sia io che non senta..

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B
Forse un pó l'ho sfiorato l'argomento quando ho scritto pochi giorni fá le due righe e gli auguri da dedicare a chi mi ha sempre esortato ad "andare e bussare" confidando nell'Accoglienza, ma anche nella Veritá- evidentemente- che tentiamo di mettere in Luce (di offrire e/o cercare), con le sue mille sfaccettature, nelle diverse occasioni della vita; occasioni non sempre del tutto favorevoli a tale scopo, ma non per questo e per fortuna, scoraggianti.<br /> Come dire che la Veritá é spesso "appesa ad un filo" (..anche del telefono, come leggo negli esempi fatti nel pezzo del Blog); con la bellezza resa dal tentativo di mettere a tacere le menzogne, le cattiverie e le ingiustizie, con le sue fragilitá o i suoi punti di forza ed anche con lo scopo di renderci felici usando difficoltá o dolori ma anche gioie e positivitá.<br /> Si potrebbe parlare all'infinito di Veritá: sul blog, da soli, con gli altri, con piacere o per forza.<br /> Voglio usare quanto si dice del possibile significato del nome non casuale di Go-dot, traducendolo dall'inglese all'italiano: Andare-Punto; provo a superare la negativitá che Beckett ha associato a quel tentativo vano dell'Uomo che non riesce ad andare/a cambiare le sue posizioni: forse la Veritá é "andare" superando il "punto fermo", come mi veniva suggerito con semplicitá quando ero una ragazzina (sarà questa l'origine della mia discutibile ostinazione ? - mi chiedo)<br /> Muoversi in nome e per amore della Veritá forti dell'istinto di: <br /> rimanere sulla scena, <br /> accanto al telefono, <br /> davanti ad una porta<br /> o dovunque si possa sentirla-proporla-viverla.
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