Vorrei dire che non vedo l'ora di conoscerla questa verità tutta intera che ci viene promessa. E che non è che non ci dorma la notte, ma non di rado mi capita di pensare a quella verità che vedrò un giorno.
A volte sono l'orfano di Godot che non smette di stare in scena.
Faccio un essmpio: ho atteso anni la telefonata giusta per il lavoro e poi per il giornale; per il teatro e ora per questa verità tutta intera che vorrei mi venisse comunicata al telefono: "lei domani la incontrerà". Di certo non ci dormirei. Come la chiamata che mi dice "ti stiamo aspettando" e quella che mi annuncia che c'è proprio quel che cerco, appunto: la verità tutta intera.
Io sono attaccato al telefono come l'uomo di Godot; mentre la chiamata rimanda sempre ad un'altra successiva: "compia un altro passo e poi la chiameremo, per il passo successivo", come al gioco dell'oca. Aspetto Godot, lo sconosciuto che so benissimo, e aspetto che il gioco si concluda, come non accade mai in quelli di ruolo, in compagnia, dove continuo ad essere quello che aspetta una chiamata, appunto. E la prossima sarà imperdibile. Così fan tutti.
Dicono che la verità tutta intera sia già qui ma che non la si vede ancora perchè è lo sguardo che è inadeguato; come l'udito che non sente gli ultrasuoni, come invece fa quello degli altri animali.
E che allora l'uomo s'è perso tante cose e tante facoltà nel frattempo, per cui ciò che da altre creature è percepito a noi invece è nascosto. E che queste non ne avrebbero coscienza: saprebbero per un attimo che quella è la verità, la colgono eppure non ne mantengono la coscienza e la memoria, mentre a noi non resta che la memoria di una verità che un giorno si coglierà; che non si può resistere e vivere ancora con questa domanda.
E che alla fine c'è chi dispera e lascia perdere, si ubriaca e tenta di dimenticare che quella verità tutta intera ti riempie e ti toglie tutta la vita: la rende altra, cioè l'ansia sorda e muta di chi non sa vivere senza un Godot che non si fa più vivo A meno che non sia io che non senta..