Sul magazine settimanale della Gazzetta dello Sport dedicata al colore verde, ritornano vecchie storie “verdi” (quasi un ossimoro) di sport e vecchi volti, come quelli del Celtic di Glasgow; dell’antico Venezia di Mazzola padre, Valentino; e dell’Avellino di Diaz e Barbadillo, trent’anni fa.
Se ad ogni stagione corrispondesse un colore, il verde sarebbe il colore della giovinezza; mentre quello dei nostri tempi, anche nello sport, il grigio antracite, temo, tendente al nero.
Scoperchiati i putridumi delle combine che non finiscono mai, delle scommesse; come dice papa Francesco, la corruzione, come un corpo che va a male, “spuzza” (uso le sue parole). E l’odore che manda è come quello di Lazzaro che nella tomba dorme e per cui l’amico Gesù arrivato in ritardo si teme non possa fare più nulla “spuzza!”.
Poi invece, l’amore è capace di riportarlo in vita, Lazzaro, le lacrime di Gesù. L’amore è fatto anche di lacrime di fronte a ciò che si corrompe e che vorremmo che fosse eterno.
Magari lo sport rinasce se lo si ama un po’ e “la spuzza” va via. E’ in questo che speriamo. Che si versi qualche lacrima anche su questo Paese che “spuzza” dappertutto: da Roma amministrazione a Milano Expo, in Calabria, rimborsi e grandi opere, beneficenza e gestione ordinaria. Nessuno lo sente questo odore schifoso?
Nel mondo che deve riprendere colore bisogna pensare ad un magazine pieno di vita, profumato – dico: come il libri pieni di odori che ho scoperto essere in vendita in libreria per i nostri bambini, che del resto altrove gli odori neppure li sentono più.
Il rischio è che quell’odore catturato nei libri sia come quello del bubble gum, sintetico e artificiale: anche quello in fondo “spuzza” un po’.
E invece è stato un bell’odore quello dello sport d’antan; delle scarpe di cuoio e quasi di cartone; dei palloni cuciti con lo spago e irregolari; delle porte e delle reti bucate, delle tribune un po’ sbrecciate, di Loik e Mazzola, persino di Barbadillo e Diaz, appunto.
Così che era verde quella vallata e piena di speranza: domani sarà migliore!
Domani per noi è piuttosto un resort pieno di bossoli e di sangue.
A meno che non si impari di nuovo ad amare, a saper versare lacrime e sudore perché Lazzaro lo vogliamo ancora in vita, l’amico nostro a cui vogliamo bene come a noi stessi, persino un po’ di più, Gionatha e Davide, nonostante il perfido veleno di tutti i Saul di cui ci siamo circondati, in questo tempo che non è verde, non è bianco e puro ma neppure lo sarà in eterno, grigio.
Grigio è un non colore, è non vedere: è cecità. Forse è l’inferno.
