Che bella responsabilità quella di dover definire la natura (isterica o sovrannaturale; naturale) di un fenomeno che si ripeterebbe puntuale da trentaquattro anni. E però questa responsabilità qualcuno deve pur prendersela, con tutti i rischi di connessi di poter cadere in errore. Lo fa nel caso specifico la Congregazione per la Dottrina della Fede ora, chiamata a pronunciarsi sul caso Medjugorje. Scandalizza i giornali e la cronaca il fatturato e l’indotto legato alla vicenda (ma per Lourdes e Fatima, Loreto che sono quelle che conosco direttamente, è lo stesso allora).
E spaventa, questo sì, invita alla prudenza, il protrarsi delle rivelazioni riferite dai sei veggenti che continuano insomma senza posa da un tempo inaudito e spropositato.
Conosco anche Medjugorie. Ci sono stato nel giugno del 2011, una volta. Si è trattato per me di una esperienza singolare.
Ma non sono partito né per vedere il sole ruotare su sé stesso, né per assistere alle apparizioni di cui peraltro poco o nulla sapevo: nulla di tutto ciò. Un incontro con un sacerdote in ospedale mi guidò in Bosnia benché avessi già deciso di andare altrove quell’estate. Il mio contributo all’accertamento della verità sarebbe prossimo al nulla e potrebbe essere anche frainteso.
In queste cose la penso come il vecchio Gamaliele degli Atti degli Apostoli: se questa cosa ha una sua forza e una sua origine sovrannaturale avrà modo e forza per imporsi contro ogni ostacolo, come accade spesso – questo lo si verifica direttamente – nella storia delle persone; in certe scelte e vocazioni che sembrano aver sfidato tutto e tutti, il mondo e la sua diffidenza.
La sentenza ultima in merito si dovrebbe avere dopo l’estate – dicono i colleghi - anche se qualche passo ufficiale, sfavorevole, è stato già compiuto dalla Congregazione di cui sopra.
Qualcuno queste responsabilità deve prendersele: è inevitabile. E la fede non di questo (non principalmente di questo) si alimenta.
Mi chiedo cosa ne sarà di Medjugorie in caso di un pronunciamento ufficiale di qua a qualche mese. Non si fermò Lourdes però, non si è fermata San Giovanni Rotondo. E non voglio dire perché. Semplicemente non lo so. La prudenza è doverosa. Che poi noi si abbia bisogno anche di questi fatti e di questo genere di fede si può sostenere anche se non sarebbe proprio dire tutto.
Circospezione in ogni caso. E forse – come dargli torto? - è meglio questa che correre il rischio di venire sbugiardati poi, nel caso in cui.
Ci sono stato in Bosnia quattro anni fa. Non posso dire che quel viaggio mi abbia fatto cambiar vita: molto era già in atto. Mi ha però determinato – questo sì - ancor più a proseguire il mio viaggio; a sperimentare, a cercare. E mi ha dato anche gioia.
Non è così poco in fondo, pur non essendo l’Oracolo di Delfi.
