Il mio viaggio dura da almeno quattro anni e più. Ma lo propongo, in ogni caso, per lo spirito che lo ha spinto.
Mi ha condotto a Milano, a settembre del 2011. Quella Milano lì, non è la Milano dell’Expo. Era la Milano delle scuole cattoliche, dico. Per chi conosce la città, zona Niguarda, vicino al Parco Nord, dove andavo a correre, qualche volta anche con i ragazzi della Casa Famiglia dove “lavoricchiavo”, si tratta di una ex area industriale: niente di che. Ci si arriva alla fermata della Metro, “Maciachini”. Non so dirvi di più. E’ lì che ha sede peraltro l’editrice cattolica, Ancora; ed è sempre lì che una volta c’era la Carlo Erba, intesa come industria farmaceutica.
Ce ne andavamo vicino alla stazione Centrale, a volte, io e un vecchio religioso. Andavamo a dirci il Rosario in una sorta di casa di donne consacrate che abitavano una villetta Liberty, in zona; e che era diventata il punto di riferimento per tanta gente di diversa umanità. Vi si vendevano anche un po’ di cianfrusaglie e insomma era un posto dove la gente provava a ritrovarsi. Milano non era da bere e non esponeva cibo per il corpo; qualche volta per l’anima.
Via Crespi era sede della scuola. C’era una mensa ed una retta da pagare. C’erano cinque ragazzi più o meno terribili, ospiti della Casa Famiglia di cui dicevo, ognuno con le sue velleità: calciatori e cantanti, disegnatori e perdigiorno; qualcuno anche aggressivo. La notte dormivo lì: non tutte le notti. Era un viaggio. Anche nel disagio e in una famiglia religiosa diventata in breve una Onlus. Ma di questa famiglia ricordo qualcuno con affetto: ci mancherebbe che fosse il contrario!
Le città andrebbero visitate così: per fare qualcosa. Per viverle. Oh sì. Mi son rivisto il Duomo, come in passato; e a s. Ambrogio ho ripensato al mio amato Agostino che lo incontrò, che lo conobbe e che gli cambiò la vita.
A Milano lo spirito del viaggio era “vado verso l’ignoto. Verso quello che non conosco”. Alcune cose non le conoscevo. Altre le ho riconosciute col tempo. Parlo di qualche mio limite e di quelli altrui (esistono anche quelli, anche se non vanno mai messi in primo piano: le scelte non nascono da questo!). In zona era anche il Cimitero Monumentale e di fronte il convento francescano del mio amico padre Ghezzi.
Quello spirito non mi ha lasciato, per fortuna.
E’ lo stesso che mi portò qualche mese in un’antica Abbazia a sud della città e che mi spinse poi fino a Pontida. Sono sempre lo stesso: resto lo stesso, mi accorgo. Vado ancora e sono attratto da ciò che non conosco, che non so cosa sia. Dicono che la fede è come la speranza. Fino a che non la si vede è tale; e conoscendola è altro. Che merito si ha a crederci ancora, se ce l’hai sotto gli occhi?
Forse è la vita stessa che va intrapresa a questo modo.
Che bisogna pensare ad attraversarla ed a visitarla senza sapere bene cosa sia; solo avendo fede che potrà stupirti e portarti dove non sapevi e solo speravi.
E’ come quando scopri ovunque, camminando, qualcosa che non ti aspettavi, pur sapendo che qualcosa prima o poi si sarebbe incrociato. Sono le chiese e gli angoli nascosti; gli squarci che ti sorprendono. E’ così che scopri le cose più belle. Andai nella chiesa sopra Minerva tempo fa – lo raccontavo giorni addietro – e vi trovai la pietra tombale del Beato Angelico. Non lo sapevo.
E questa fu la scoperta che mi sembrò più singolare e meno casuale in quel contesto.
Ci è chiesto di creare, di confidare in questo, e di essere vitali e innovativi, creativi e insieme capaci di descrivere ed evocare l’assoluto, ciascuno con i mezzi che possiede.
E dire che mi sembrava il profilo di un soldato in armatura, di una specie di crociato, come uno svevo. Ero certo che fosse così.
E invece era il pittore, era il domenicano col dito di Dio, col pennello che dipinge il mondo e che lo rende incantato. Ed è così che ho scoperto lo scorcio di Santa Prassede e l’entrata.
Divenne da allora come una rito e una processione ogni volta entrarvi. Era la festa sua – e lo scoprì soltanto poi – quando rividi la persona che mi dà forza in questo viaggio, oggi, con la sua presenza e le parole.
Non vi dirò chi sia, che non ha importanza.
So solo che senza lo spirito del viaggio non si incontra niente, neppure se si va in giro per musei.
Che questa mia rubrica non va a visitar musei, ma spera che li incontriate a cielo aperto, sotto una volta che vi ricordi di essere vivi, e figli di un Dio che vi vuole viventi, per l’eternità.
