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Prima di domani

Pubblicato da Enzo Cilento su 18 Maggio 2015, 08:26am

Tags: #in vista

Non c’è un solo motivo per farlo, ma ad un tratto – in quest’atmosfera irrespirabile di social network più che mai - sono in tanti a desiderarlo, a chiederlo con forza: “Io chiedo il diritto all’oblio!”.

Oh, non bisogna per forza essersi macchiati di chissà quali efferatezze; non è detto che ci debba essere un passato di cui vergognarsi.

Si chiede per mille motivi l’oblio e per uno soprattutto: perché non vogliamo essere sopraffatti dal nostro passato, dalle mille domande senza risposta che lo hanno accompagnato, da quelle altrui e maliziose innanzitutto.

Ora basta!

Come dire “ora lascia che il tuo servo vada in pace, secondo la tua promessa”. Come dire “Ho visto quel che dovevo. Ora che ci si lasci stare”. Talvolta lo si desidera … Ci son donne e uomini che vivono il tormento …

Hanno tutti questo diritto: “Non raccontatemi più di quello che si dice di me, maldestramente. Suvvia, non riferitemi di questo e quello; e neppure voglio sapere di come ci si azzuffa per quel tozzo di pane e di potere; per quel po’ di visibilità.

Non voglio insomma saperne più di certe idolatrie, di certi culti della personalità; dei divi e delle figure simbolo in cui riconoscersi, delle piazze stracolme e dei cappellini tutti d’un colore, lo stadio di fronte a Krishna e la verità che ci mette l’uno contro l’altro armati”.

Sostiene Pereira anzi e invece che è giunto il tempo di lasciarlo in pace, col suo affanno, sulla riva dell’oceano a guardarsi l’orizzonte e a scrivere, visto che è quanto gli piace fare. O a stare in silenzio, cosa che gli si addice altrettanto. Pensando anche alle cose di lassù, certo, oltre l’orizzonte, quelle che promettono un domani migliore. Di quelle mi voglio occupare: di un altro modo di vivere la vita.

Chiedo il diritto all’oblio da tutte le mie foto belle e dai miei book di modesto attore di teatro; dai miei pezzi pieni di amarezza dopo che mi hanno messo alla porta, bruciacchiato come un eversore; da tutte le foto ingiallite di classe di quando eravamo al liceo, trent’anni fa.

Lo chiediamo perché vorremmo semmai dire solo e a pochi amici del nostro oggi e di quello che speriamo di fare da oggi a domani. Che il passato si ricopra della sua giusta polvere. Chiudete quegli album di foto che ci chiedono spiegazioni.

“Perché ho lasciato questo e quello, la scuola e poi il giornale e poi ancora, ancora, ancora …?”. Oblio, oblio, oblio, senza spiegazioni e senza un solo rimpianto, persino senza rancore!

Abbiamo il diritto di non dover più rispondere, perché le piste trascorse non servono più.

Oggi! Dimmi di oggi, dimmi se sei un uomo ancora pieno di fiducia, di voglia di vivere e di speranza.

E che nell’oblio siano anche quelli e quelle cose che non serve a nessuno tenere ancora in vita, non nella mia, non in quella che ho scelto e insomma ho più o meno progettato e sognato, ieri, prima di domani.

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