Caro amico, non si dovrebbero mettere sul blog le lettere come questa. E allora non pronuncio il tuo nome e scrivo come a voler fare l’elogio dell’amicizia, “in assoluto”. Anche se ci sono tanti anni di differenza tra noi.
Giorni fa ricordavo e ripensavo all’amicizia di Alipio con Agostino. E’ quello il mio modello di amicizia: lo capisci?
Lui è quello che ti aiuta a guardare le cose di lassù, soprattutto; a ricordarti quanto vali e quanto vale la vita, i nostri ideali. Noi siamo i nostri ideali, amico mio, più delle nostre fragilità. L’amico vuole per te il meglio, perché vuole il tuo bene. Amico mio, ti voglio bene.
Senza sdolcinature, amico mio, la tua amicizia mi richiama alla mia dignità, a quello che io stesso mi aspetto da me: di essere un uomo migliore, di non abbandonare le cose coltivate, di non accontentarmi di una vita così.
Amico di cui non dico il nome, che mi hai detto “sei uno di quelli per cui mi inginocchio e prego ogni giorno”; io mi inginocchio al dono stupendo di averti avuto al mio fianco.
Vorrei non deluderti mai e ogni tanto appoggiarmi sulla spalla tua e piagnucolare un po’, prima di ricominciare a lottare, a costruire, una vita che ci sia amica essa stessa. E’ questo che voglio.
E’ per questo che prego. E anche per te.