Melchisedech ebreo schiva una trappola che gli vien tesa dal Saladino, saraceno, che intanto si era ridotto in bolletta per le sue manie di grandezza.
Mi rileggevo la novella di Boccaccio e ripensavo – sorridendone - a quell’anello che un ricco mercante intendeva lasciare al migliore dei figli, tradizione che si sarebbe poi trasmessa di mano in mano, per più generazioni; fino a che uno dei discendenti, di figli non ne ebbe tre, tutti egualmente meritevoli di questa eredità, al punto di suggerirgli un’altra soluzione: quella di farne altri due identici di anelli. Perché ognuno avesse il suo insomma; e senza che alcuno potesse avanzare pretese di superiorità sull’altro.
L’esempio viene impiegato da Melchisedech per trarsi d’impaccio dalla domanda tendenziosa del Saladino “qual è la migliore, la più preziosa tra le religioni cristiana, islamica e giudaica?”.
E’ lo spirito laico e mercantile di certi uomini suoi contemporanei che si vuole esaltare, quello spirito di tolleranza che rende possibile la convivenza tra uomini diversi per cultura razza e civiltà, senza entrare nel merito della verità.
La verità è la domanda che sta al cuore dell’uomo (quella religiosa lo è) e la necessità di accettare e di valorizzare la diversità.
Potrebbe sembrare relativismo e chissà cos’altro ancora; e invece si tratta solo di una sorta di pragmatismo illuminato, di una scelta di buon senso. Stiamo certi che ciascuno pregherà perché l’altro si converta e conosca la verità, che in fondo tutti e tre possiedono – ciascuno in una certa misura – e secondo quello che lo Spirito ha loro concesso di avvicinare; secondo le vie che gli sono state offerte come opportunità.
Certo, in quei secoli non mancò il proselitismo (sabbie mobili) e l’idea di liberare la Terra del Santo Sepolcro dagli Infedeli, questi ultimi a loro volta certi che gli Infedeli fossero altri. Non è mai mancata altresì la legittima volontà (lo è a certe condizioni) di condurre altri alla verità. E la Chiesa è sempre, per vocazione, missionaria.
Ma qui Melchisedech mercante ha altro a cuore: che il suo lavoro non conosca barriere: che lui e la sua merce possano arrivare ovunque.
E per una strana legge, contraddittoria, il mercato finisce col diventare garanzia di democrazia (?) e di tolleranza.
Ci sarebbe molto da meditare e da interrogarsi, anche sulla libertà del mercato e su quanto produce e intende vendere. E magari è quel che faremo.
Non perché sia il caso di pensare al capitale come ad un altro un assoluto, ma perché per il commercio, anche delle idee, c’è bisogno di prudenza e infine di pace, quella che una volta si chiamava la “real-politik”.