“I dubbi”- mi chiedono: “ma tu non hai dubbi?”. Me lo domandano quelli della mia generazione, cresciuti così come me, con me: “possibile tu non ne abbia di dubbi?”.
Perché la mia generazione è quella di un razionalismo sano e doveroso, inesauribile come una sete e al contempo della ribellione ad esso, una sorta di impulsivismo disperato. E perché penso che negli anni a venire ce lo sentiremo sempre più spesso chiedere “non hai qualche incertezza?” anche da chi non ne ha sul fatto che ad illuderci saremmo noi.
Che anzi oggi sarebbe il tempo della generazione cui non resti nemmeno la voglia di interrogarsi e di fare domande, ecco tutto: e chissà se è vero, poi.
Chi è che non ne abbia di dubbi e di domande inevase?
“Non avevano diritto di vivere? Per loro, per quei ragazzi di tredici anni morti in un canale di Sicilia, in qualche barcone, un Dio vigile e giusto non c’era?” – mi fa stamani un amico, ed ha ragione.
Così che, senza liquidare nulla come una domanda banale e pretestuosa; a quell’interrogativo sento di non poter dare una risposta, non una sola, non una esauriente che non sia irritante e presuntuosa.
Non sarò come i saggi interlocutori di Giobbe, pronti a pontificare sul peccato e sulle colpe da scontare. Non funziona così.
Ebbene, amici miei, ne ho di domande e di paure.
E se mi chiedete oggi come le affronto, vi dico che lo faccio cercando di capire e di studiare – povero me - di pregare e di affidarmi un po’ al “suo buon cuore”, alla fortuna, ad un incontro che illumini il cammino, sapendo bene che a molte domande non troverò una risposta, in ogni caso, non una sola.
Non tutto posso comprendere; non tutto mi è comprensibile, mentre abdicare al proprio limite è l’unico segno di forza che mi resta.
E’ come l’atleta e la squadra che sappiano di non essere onnipotenti e tanto li salvi dall’andare all’attacco in modo sconsiderato: la mia forza consiste nel convenire che non ho mai forze sufficienti: non per tutto.
Alla ragione dovremmo ricordarlo ogni tanto che, sopravvalutandosi, rischia la disfatta, il suo impazzimento.
Mentre la sua forza consiste nel suo realismo: “c’è molto che non mi è dato capire, contenere (e càpere, alla latina).
C’è qualcosa che mi sfugge, grazie a Dio, e che è più grande di me. E questo non è un dubbio: è una certezza invece, sana, essenziale.