Il meno famoso dei Malgioglio – non dunque il cantautore, Cristiano – porta un nome unico al mondo, Astutillo; anche se per tutti è sempre stato Tito.
Piacentino, giocava a calcio da portiere fino ad una ventina di anni fa. Lo aveva fatto peraltro a buon livello a Brescia e Pistoia in serie A e B; e poi soprattutto tra Roma Lazio e tanta Inter (molto onorata panchina soprattutto, qui).
Non era un portiere mediocre però, esplosivo; anche se di lui, molti a Roma ricordano soprattutto qualche incertezza in giallorosso; una contestazione nei suoi confronti neppure troppo civile; e soprattutto una sua reazione rabbiosa alle contestazioni; fino a togliersi un bel giorno di slancio la maglietta ed a passarci su (qualcuno dice “a sputarci”), il che costituirebbe – ahinoi - il più ardito dei gesti di dispregio che un calciatore possa fare nei confronti di chi gli dà da mangiare: anche se nel caso, verrebbe da dire “pane sì, ma pane e tossico…”
Andò via da Roma.
Malgioglio però, al di là di questa vicenda da Rodomonte, è sempre stato un ragazzo d’oro.
“Non ho conservato molti amici nel mondo del calcio” – dichiara ora al telefono – “e in pratica sono fuori da quel mondo dal momento stesso in cui ho smesso”. E lo dice senza rancore.
Quello che invece ha continuato a fare – visto che era la sua passione anche quando giocava – è a occuparsi dell’assistenza e del recupero delle persone disabili, attività in cui ha coinvolto via, via tutta la famiglia, moglie e figlia comprese.
“Abbiamo attraversato dei momenti di difficoltà” – rivela riferendosi forse ai tagli nel welfare – “ma insomma l’attività ora è ripartita; e dopotutto è questa la vera passione di tutta la mia vita” – preferendola pertanto anche ai pronostici che gli abbiamo chiesto sull’incontro di cui si parlava quella sera.
Senza moralismi e senza rimpianti: a noi i portieri piacciono così.