Me li ricordo i mesi di maggio da bambino.
Si chiamavano “fioretti” quei piccoli cadeau che facevamo un po’ ingenuamente e che consistevano in “non mangio questo e quello”, insomma (un mio amico caro mi obietta sempre che la sua vita di privazioni alimentari, sarebbe in tal caso tutta un fioretto.). Ed ho già scritto peraltro sull’argomento, anche di recente.
Ci torno su, però: spero senza sdolcinature. Credo in generale che sapersi disciplinare; decidere “faccio questo e quello”; o ancora “riesco a fare a meno di questa o di quell’altra cosa” costituisca una bella palestra (il mio amico lo confermerebbe).
La vita quotidiana te le impone di per sé delle scelte, sempre.
Ah sì - mi si obietta - : “ma io non voglio più privarmi di nulla”; “lo vedi? La vita è un attimo”; e “cerco di non farmi mancare nulla. Anche ai mie figli.”
E’ la nostra filosofia, va bene: quella di questi giorni. Che però è ansiogena quant’altra mai, mi pare.
Non farsi mancare nulla; volere ogni cosa è la corsa affannosa del “non mi basta mai”. E forse, in questo modo non c’è gioia che si assapori a fondo, masticandosela.
Mentre invece si rimanda di continuo ad altro. “La gioia sarà sempre domani; quando avrò quel che avrò desiderato oggi …”.
Tra moralismo a buon mercato (anche il mio, certo!) e arte di vivere, propendo per la seconda. Cerco di saper vivere.
Ma non è questo il punto, dai.
Mi permetto invece di indicare un “fioretto” alla portata di tutti
“Non ci sono chiesti gesti eroici – scrive Annamaria Cànopi - il nostro quotidiano è intessuto di mille occasioni, di molteplici gesti in cui ci è dato di esercitare l'amore semplicemente rimanendo accanto … sapendo scoprire nel volto di un altro la bellezza nascosta del volto (di Cristo) che anela a venire alla luce”.
Mi ero ripromesso di non essere sdolcinato...
Eccolo dunque un “possibile” dono da farsi: “Da oggi in poi voglio compiere lo sforzo di scorgere la bellezza nascosta nel volto (e nella vita faticosa) di tutti; anche di chi si affanna a voler tutto e subito e pensa “la vita è qui, adesso, la vita è una sola”; la bellezza dietro le rughe e le smorfie, perfino dentro il botulino e il lifting che non nasconde nulla.
Siamo tutti dei poveri Cristi, ragazzi, imbruttiti dallo sforzo e dalle contrazioni del viso; “poveracci” che fanno fatica a ricordarsi di essere belli così come sono, gigli dei campi, uccelli del cielo; che dimenticano di continuo di desiderare questa bellezza, in sé e attorno a sé, prima di ogni altra cosa.
E’ la fatica degli altri, quindi identica alla nostra, la cosa da amare e da rispettare in un altro uomo; la fatica che si fa a credere che quella vita (e anche quella nostra) sia piena di senso; che sia voluta da Dio, e che contenga - pensa un po’! - addirittura il volto di Cristo.