Paolo “sogna” di un Anania; gli vien detto di andare in città ad aspettare: qualcuno lo accoglierà. E Anania lo fa di Paolo, di un uomo scelto per un progetto grande: “Ho sentito parlare di lui. E’ un nostro persecutore” - dirà.
I sogni che ci parlano. Ho sempre creduto nella forza degli “angeli” che ci sussurrano in quel sonno vigile ed incantato nel quale ci lasciamo cadere finalmente. Senza sentimentalismi: gli angeli hanno bisogno di silenzio e di quiete per essere percepiti. Prendetela pure come volete.
Mi piace pensare che siamo stati sognati e immaginati nella mente del Creatore, che ci conosce benissimo, fin dalle nostre radici, le nostre viscere; e che siamo inviati a qualcuno; mentre qualcuno viene inviato a noi, perché scelti – tutti – ciascuno a proprio modo, per compiere qualcosa di grande, per completarlo.
Mi sono sentito a volte come Saulo, il persecutore. Non ho sopportato per anni chi osava parlarmi di un’altra dimensione; di un altro genere proiezione; o di un altro destino: questo mi era già di peso abbastanza.
E mi son detto a un tratto (lo han fatto?) – quanti angeli nella mia vita! – che qualcuno in città mi stava aspettando; e che con me molte cose sarebbero accadute, di nuove e di soprendenti.
Sono accadute. Mi volgo indietro: sono tutte vere.
E se riposo, gli angeli parlano ancora.
Da qualche parte, ad una angolo della strada e in un posto mai conosciuto e mai incontrato, dove mi è stato suggerito di andare e di fermarmi, quasi inconsapevole, Anania mi accoglie, “Fratello”, o anche e solo “Amico” – mi dice. E so che la strada è quella che ho sognato: che il posto visto di notte era quello che avrei vissuto.
“Molto dovrà soffrire per questo” – sarà riferito a Paolo.
E un po’ si soffre infatti, perché siamo increduli; perché molti attorno a noi lo sono. Ma è così e non gli si può imputare nulla.
E’ proprio così che deve andare…
