C’era un tempio ad Atene dedicato al Dio ignoto.
Lo rivela Paolo, negli Atti degli Apostoli. E di templi a dei sconosciuti ne sono sempre esistiti, tanti.
Uno dei miei amici migliori e più fedeli, anni fa mi regalò quel libro di Steinbeck, Al Dio sconosciuto; perché spesso per noi Dio è uno sconosciuto, poco più; o, per riprendere un testo di una vecchia canzone “Proviamo anche con Dio … Non si sa mai”.
“E’ uno di quei giorni che …” - come cantava la Vanoni che nel frattempo è diventata ottuagenaria; anche se di una signora mai dovrebbe dirsi l’età, insomma.
Ma se Dio è uno sconosciuto, un Padre che si conosce fino ad un certo punto (e per certi versi lo è, perché non tutto vi è dato di sapere – ci viene detto nei Vangeli); lo “Sconosciuto” è tale anche per le tante domande che restano inevase, ad ora; o per il fatto che ovunque si ha come la sensazione – in ogni parte del mondo e della storia – che Dio non è solo ed esattamente quel che noi pensiamo Egli sia. E che non tanto di un Pantheon da completare stiamo parlando (un Dio in più da aggiungere), quanto di un volto non ancora scoperto in tutto, del Dio che si fa vedere solo di spalle, come a Mosè, come un’ombra insomma, un’eco, un’orma da seguire: “Io so che queste sono le sue tracce e queste seguo, anche se non so chi stia seguendo: non in pieno”.
Non si tratta di relativismo, ritengo: si tratta del mistero di una Rivelazione o di un disvelamento che è sempre progressivo e parziale, anche per ciascuno di noi, come in tutti i percorsi di fede, fatto di crescita e di cadute, di abbagli.
Siamo alla ricerca di questo Dio un po’ sconosciuto: siamo tutti alla ricerca del Padre.
E la ricerca passa attraverso la sapienza umana della riflessione e della filosofia, per cominciare: come gli Ateniesi dell’Areopago di Paolo.
O attraverso mille strade ancora, tutte rispettabili.
Qualsiasi cosa stiate cercando, anche solo la felicità, è il Dio che ancora che non si conosce che vi attira verso quello che vi manca e di cui avvertite un bisogno grande, come una nostalgia, in uno di quei giorni che “beato te, sì, beato te …” – giusto per finire in musica.