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Al posto nostro

Pubblicato da Enzo Cilento su 12 Maggio 2015, 08:02am

Tags: #attuale

Quanti paesi ci sono in Italia, ognuno col suo legittimo Santo Patrono. E quante feste, quanti fuochi d’artificio e luminarie. E poi ancora fiori e offerte, sprechi (?), processioni. Vecchia storia.

Mi daranno del moralista, lo so.

E la festa è di per sé sacrosanta, perché la gente ha diritto alla festa, ha diritto di festeggiare: come la domenica, insomma.

Anche se ci sono molti uomini che nella stessa città chiedon l’elemosina - per dire e se lo fanno - perché, se hanno il frigo, lo hanno vuoto (E qui pertanto parliamo sempre e solo di quelli che ne hanno il diritto per davvero all’elemosina; perché di contro ci sono poi anche le connection e le organizzazioni, i finti poveri: ma questo viene da sé …).

Ne parliamo perché anche a noi stamattina c’è chi chiede e forse ne ha motivo, mentre fuori si spreca e si fa festa, dieci giorni interi per non farsi mancare nulla, noialtri.

Dieci giorni di festa per il santo patrono e nulla per i poveri e per i miserabili? Nulla per il bisogno? Nemmeno una preghiera magari...

Non chiedo nulla a nessuno, non pretendo: comincio da me!

“Desidero e vagheggio un mondo diverso e più giusto” – dico ad ogni piè sospinto. Comincio da me. Col che non posso fare a meno di chiedere a me stesso di sprecare un po’ meno, in ogni cosa, per ricordarmi solo di ciò in cui credo, se ancora ci credo un po’.

Ah sì, le sento già le accuse di pietismo, di moralismo di qualunquismo. Ditemi perché bollare così quello che abbiamo sempre sulla punta della lingua: “giustizia e solidarietà”; e perché liquidare così la tristezza se non lo sdegno, di fronte a dieci giorni per un santo che invece visse in povertà. Ma sì, beviamo e mangiamo, fuochi e tutto il resto, perché c’è sempre qualcuno che si offre di farlo e di viverlo al posto nostro un mondo diverso!

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B
Non ho mai fatto parte di un "comitato organizzativo" di questo tipo di festeg-giamenti, ma la Festa del Santo Patrono c’è, si festeggia un pó ovunque, e forse dipende sempre da noi uomini rinnovare il tipo di festeggiamento: intendo dire che, con il dovuto rispetto, oggi ci possiamo “prendere la libertà” di gestire le “modalità” della festa riservando la giusta attenzione (parole e fatti, preghiere e pane) a chi ne ha più bisogno (che poi dovrebbe essere il “cuore della festa di un Santo”) e gioire anche di un fuoco di artificio e un pó di musica – perché no ! – Gente allegra Dio l’aiuta.<br /> A volte (non in tutte le circostanze ovviamente) in un momento di allegria, di colore, di vivacità risiede la scintilla della vita che placa un po’ la fame del corpo (per non sottovalutare il frigo vuoto !) e sazia intanto quella dello spirito che a sua volta – partecipando alla gioia di una festa (anche di paese con luminarie, tarallucci e vino )- trova la forza per proseguire il viaggio della vita.<br /> Certo – pensavo - questo significa spendersi a tutto tondo con energia, cuore ….rispettando il Protocollo della Festa (suppongo ce ne sia uno) : si comincia con la richiesta in carta da bollo al Sindaco o a chi per lui per l’autorizzazione della Festa, per finire con “il ricavato” del progetto che poi andrebbe investito in nome del Santo e a beneficio di chi ne ha più bisogno e con la gioia di chi si è prodigato per veder le luci far brillare i cuori.
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