Quanti paesi ci sono in Italia, ognuno col suo legittimo Santo Patrono. E quante feste, quanti fuochi d’artificio e luminarie. E poi ancora fiori e offerte, sprechi (?), processioni. Vecchia storia.
Mi daranno del moralista, lo so.
E la festa è di per sé sacrosanta, perché la gente ha diritto alla festa, ha diritto di festeggiare: come la domenica, insomma.
Anche se ci sono molti uomini che nella stessa città chiedon l’elemosina - per dire e se lo fanno - perché, se hanno il frigo, lo hanno vuoto (E qui pertanto parliamo sempre e solo di quelli che ne hanno il diritto per davvero all’elemosina; perché di contro ci sono poi anche le connection e le organizzazioni, i finti poveri: ma questo viene da sé …).
Ne parliamo perché anche a noi stamattina c’è chi chiede e forse ne ha motivo, mentre fuori si spreca e si fa festa, dieci giorni interi per non farsi mancare nulla, noialtri.
Dieci giorni di festa per il santo patrono e nulla per i poveri e per i miserabili? Nulla per il bisogno? Nemmeno una preghiera magari...
Non chiedo nulla a nessuno, non pretendo: comincio da me!
“Desidero e vagheggio un mondo diverso e più giusto” – dico ad ogni piè sospinto. Comincio da me. Col che non posso fare a meno di chiedere a me stesso di sprecare un po’ meno, in ogni cosa, per ricordarmi solo di ciò in cui credo, se ancora ci credo un po’.
Ah sì, le sento già le accuse di pietismo, di moralismo di qualunquismo. Ditemi perché bollare così quello che abbiamo sempre sulla punta della lingua: “giustizia e solidarietà”; e perché liquidare così la tristezza se non lo sdegno, di fronte a dieci giorni per un santo che invece visse in povertà. Ma sì, beviamo e mangiamo, fuochi e tutto il resto, perché c’è sempre qualcuno che si offre di farlo e di viverlo al posto nostro un mondo diverso!