Ha ancora senso oggi compiere un pellegrinaggio?
Me lo sono chiesto a volte e di frequente, con lo spirito un po’ snobistico, intellettualistico che mi porto dietro, ahimè, vecchio cuore razionalista e illuminista, per così dire;
specie alla luce di quelli che ho veduto negli anni, di pellegrinaggi, un po’ sagra di paese; un po’ gita fuori porta; un po’ vaticinio da raccogliere al tempio di Delfi, una volta giunti. Ma anche questo considerare è così snob – mi dico. Che non c’è nulla di male che si vada a far la gita fuori chi soprattutto non ha altro modo e occasione per muoversi; o che, chi fa comunità cerchi il luogo e il tempo per socializzare e fare gruppo: un cuor solo, magari; e poi, chissà, un’anima sola.
Poi certo, chi ne avesse le forze, pellegrinare è metterci il proprio sforzo e la fatica e il sudore – un “cammino”, come quello per Compostela, ad esempio;
e a questo aggiungere il piacere di qualche piccolo disagio, di un saper fare a meno, che è poi sempre sinonimo di libertà – lo ribadisco sempre.
E dire che di pellegrinaggi ne abbiamo fatti, fin da ragazzi. Che ci siam presi il sole il caldo e l’estate torrida su di un treno infuocato per andare a Lourdes io e la mia amica Natalia, allora.
Che mi ricordo poi a scarrozzarla per i prati di fronte alla grotta; a spingerla e a farle compagnia, a ridere della mia fatica in salita, amica mia lontana… E che sogno di tornarci a Lourdes, chè anzi è più di una promessa, da qualche anno.
Così come ne potrei raccontare altre di puntate del genere: col parroco, don Armando, su per il Monte Gelbison, dov’è un santuario mariano, antico, sede un tempo dei Basiliani, tra le grotte; e noi due a parlare e dar di gambe a passo spedito, fino in cima, ad arrivare con largo anticipo sul resto dei “compagni di cordata”.
Ha un senso “pellegrinare”: come il popolo che Dio si è scelto, per arrrivare se vuoi da nessuna parte; che non è il luogo quel che conta ma il cammino appunto; ha senso come la voglia di salire e di andare incontro a chi ci viene incontro a volta sua, a braccia aperte credo, come l’Infinito.
Questo per dire che ho voglia di rifarlo ancora un mio percorso e pormi un obiettivo, un santuario una cascina, un’edicola dove arrivare, in questi giorni; e giunto su, dire: vale sempre la pena partire.
Vale sempre la pena desiderare di arrivare oltre, per sentire ovunque il sapore di casa, l’odore del camino.