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Una umanissima fatica

Pubblicato da Enzo Cilento su 29 Aprile 2015, 09:07am

Tags: #in vista

Non bisogna aver paura di quella che è l’umanissima fatica di credere. E’ reprimerla semmai che può far male. Sto imparando a farci i conti e a chiedere di essere aiutato: in quale modo e da chi, si vedrà.

Del resto, credere di fronte all’ingiustizia ed alla morte, alla malattia, alla ricchezza mal distribuita in questo pianeta; al silenzio di Dio che talvolta si fa così spesso; di fronte ad ogni cataclisma; di fronte alla follia della fede, contro cui tutto sembra congiurare (“perché nessuno che mi venga mai a raccontare da un Aldilà quel che ha visto e fatto?”); è la cosa più naturale di questo mondo e nessuno se ne scandalizzerà mai.

“Le morte stagioni” come le molte stagioni morte, di cui parlava il poeta sembrano avvolte nel silenzio; e il nostro cuore è spesso soltanto un cimitero pieno di croci che non parlano: i nostri amici, i grandi e i piccoli della storia.

Talora ci parlano in sogno – ci diciamo – e con mille segni che vogliamo vedere (o piuttosto negare); e anche allora si potrebbe pensare che si tratta solo di un nostro bisogno a cui diamo corpo, come alle ombre; e di una nostra proiezione; di quanto è prodotto dentro di noi da una massa di nozioni e di ricordi.

No, non bisogna aver paura di aver paura e di vacillare.

Credere dopotutto significa anche credere che vacillando siamo sostenuti e rianimati.

E l’onestà intellettuale (una volta avremmo detto “umiltà”), ci fa concludere che da soli non bastiamo di fronte al mondo che crolla tutt’intorno.

“Guarda i miei piedi e le mie mani. Sono io. Non mi riconosci?”.

Proprio quando hai le mani ferite e i piedi trafitti (e li abbiamo tutti), proprio quando li hanno gli altri attorno a te, Egli è presente – mi sembra di capire.

Non so perché sia necessario che questo accada – che si sia trafitti o che altri lo siano – e neppure perché lo sia dunque, immancabilmente, per riconoscerne la presenza.

Forse perché in questo sta il nostro limite: in nessun’altro modo sapremmo riconoscere di avere bisogno di Lui, se non quando ne avvertiamo il bisogno, in quanto bisognosi di aiuto.

Forse perché l’uomo nella prosperità ritiene di non aver bisogno di nessuno, di essere il signore della sua vita.

E questo non è mai: non è mai vero soprattutto.

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B
E’ vero: le notizie, i video, le informazioni che – per esempio – giungono dal Nepal son così forti da far vacillare anche il Credo in Dio, ma la Solidarietà sorretta indiscutibilmente dall’Amore per la Vita e per/tra gli esseri umani può essere il ponte per superare quindi il nostro limite. Riconoscere così che abbiamo bisogno di Lui e dell’ Altro perché il mondo “trema e crolla” in mille modi. <br /> Ed è allora che immagino apparire su un foglio di giornale una notizia diversa: aiuti umanitari, progetti di rapida ricostruzione, adozioni, viveri, fondi, insomma dei “lascia passare concreti” per essere Medici senza frontiere anche nei territori più isolati (come dichiarato da Ciavoni sulla Repubblica) e quindi nella vita e nei cuori di un Altro che ha il volto del popolo nepalese.
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B
Con gioia, penso e spero che quelle giovani donne “ferite mani e piedi” abbiano trovato, nel dolore sofferto “ieri", la felicità di “domani”.<br /> Ed in questa speranza confidare che nei giorni a venire (chiamare così il futuro, me lo fa immaginare più vicino nel tempo…) lo spirito di Libertà e di Liberazione, di nuova vita - che abbiamo respirato anche nei giorni scorsi, per quanto regalato dalla Memoria della Storia nella data del 25 Aprile – si concretizzi in altri eventi da leggere su carta stampata (come è accaduto per questa notizia).
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B
Per Credere:<br /> Voglio tentare di trovar speranza ed energia a sostegno dell’umana fatica (per riprendere le parole del blog) attraverso ciò che è accaduto ieri e che suppongo verrà ulteriormente ufficializzato nei prossimi giorni tramite i soliti canali di informazione : la liberazione delle 200 ragazze e delle 93 donne rapite da Boko Haram.<br /> Voglio considerarle il simbolo delle ingiustizie, delle morti, delle malattie, di tutti gli ostacoli dell’umanità e leggere in tale evento, in tale Liberazione l’autorizzazione a Credere, a parlare; visto che non erano più giunte notizie delle ragazze sequestrate nel 2014 nel liceo di Chibok e che l’esercito nigeriano con quest’operazione ci restituisce la speranza nel giusto corso del bene e della giustizia.
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