Ora è tempo di vigilare e la Chiesa cattolica si sta dotando di strumenti ad hoc – si spera – operativi. E poi infine chiedere pietà per tutti gli abusati, innanzitutto.
Senza dimenticare, anche nella pietà, pure tutti “i parroci di Vercelli” – per così dire - (leggi in cronaca nda.) di questo mondo.
Mi viene voglia di farlo, senza fare troppe analisi e giungere a facili conclusioni. Bisogna chiederlo in nome di quell’umana debolezza di cui sono un’espressione.
E senza cadere nella giutificazione: “accade in ogni fascia sociale. E tra noi molto meno che altrove.”
Ci si accanisce, sì; e ci si scandalizza, a ragione dunque.
Anche se c’è che provi nel contempo anche una pena grande e tristezza; perché “l’amore” ( che “amore” poi!); quel povero sesso piuttosto, trovato e rubato in cambio di un paio di scarpini da calcio, di una ricarica telefonica a favore di ragazzini con storie già difficili alle spalle – detto e ribadito che nello specifico son storie tutte ancora al vaglio degli inquirenti – non possono che destare pena.
E’ l’idea di una doppia vita lucidamente scelta ed intrapresa eventualmente e semmai che ci sgomenterebbe.
Accade, accade, purtroppo.
Perché a chi abbassa le difese, da sempre, la storia insegna che viene inferto il colpo mortale; e che questi rimane nella polvere per sempre: che si piange per rabbia, a lungo e dopo.
Non si avvicineranno più – temo – quei ragazzi ad aver fede, nemmeno nel prossimo; e men che meno in quel Dio che confonderanno per sempre con l’abusatore, mentre anche a loro è stata strappata una speranza ed un conforto quanto meno, alla fine.
E’ quel diritto di cui vengono privati che va risarcito, ove mai fosse possibile.
E infine non provare odio – se ci si riesce: solo commiserazione, senza parole, per chi si sarebbe perduto a rubacchiare, svenduto.
Chissà dov’era Dio allora: in quale anfratto nascosto di quei poveri pensieri!