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Per grazia ricevuta

Pubblicato da Enzo Cilento su 9 Aprile 2015, 17:10pm

Tags: #Lo spirito del viaggio

Un incrocio di Roma tra via di Portonaccio e via Prenestina. Sono sul 409 stamattina e sono seduto al finestrino. Su di un muro, all'incrocio, una miriade di piccole lapidi e targhe, marmo e cotto - credo - e nei pressi il consueto mosaico di Maria con in braccio il Bambino.

Il semaforo è rosso: ho modo di guardare con un insolito stupore questa fede popolare incisa sul muro di un quartiere popolare: "Grazie. Giulia"; "Per Teresa"; "Armida e Alessandra"; Per grazia ricevuta, Salvatore e Assunta", anche se poi se ne potrebbero contare a centinaia. almeno da cinquant'anni a questa parte, mi sembra.

Lo so bene che di posti così ce ne sono tanti a Roma e dappertutto, come una piccola edicola ed un santino da venerare; come una Madonnina neanche troppo bella ed elegante da considerare come ai crocicchi delle vie, dove una volte era Diana e sorvegliavano gli dei sulla salute dei passanti e di chi rischiava la propria incolumità in un tempo calamitoso e periglioso, come oggi.

E' un viaggio tra le nostre paure e i nostri affidamenti, di fronte all'ignoto; e ovunque vi leggi tra le righe la storia dell'uomo - qualsiasi uomo - e della sua paura di restare solo.

Penso a come ci sentiamo soli spesso di fronte all'incomprensione e a come ad essa non ci si debba arrendere.

A come sono qui e voglio essere il luogo concreto del mio sogno e di quello di Dio sulla mia vita, io vinto e sedotto come tanti - Geremia, tra le cadute - dall'Assoluto.

A come debba ricordare la ragione per cui son qui a camminare ed a viaggiare tra gli uomini e le loro stele, le edicole e le lapidi che ne ricordano i passaggi agli incroci più pericolosi dell'esistenza loro.

Che non devo temere: sono qui perchè sogno che altri vogliano unirsi a me in questo convivenza di assoluto, lavorando al nuovo, giungendo ovunque, in mondi fin qui lontani e sconosciuti persino a Dio ed al suo amore.

Che è questo che mi sento di chiedere e di provare ancora, nonostante tutto e per grazia ricevuta.

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B
Sarà allora per chiedere un Consiglio a Qualcuno che difficilmente può fallire, che uomini e donne di fede si rivolgono alla Madonna con lo sguardo alla tela ottocentesca (probabilmente opera di Domenico Cassarotti) che raffigura la Vergine con il Bambino con le teste decorate da corone d’argento. <br /> Ricordo quando da ragazzina passavo davanti alla Cappella diretta verso il “ponticello” a Via di Campo Carleo (accesso innegabilmente suggestivo lungo parte del perimetro della Casa dei Cavalieri di Rodi, dal 1946 in uso al Sovrano Militare Ordine di Malta e che si affaccia sui Mercati Traianei) per andare ai giardini dei Fori Imperiali con mio padre o con mia sorella o nel Foro di Augusto scavalcando la vecchia balaustra di legno per giocare a guardia e ladri da perfetto maschiaccio con i ragazzini del posto e negli anni a seguire con la comitiva di adolescenti del rione; con piacere vedevo fiori e lumicini a render vivo quell’angolino dove si custodivano silenziosamente i pensieri più nascosti dei “grandi”, degli “adulti” ed poi anche i miei che nel tempo ho avuto occasione di affidare i miei dolori, le mie gioie, le mie richieste in Mani Sicure per non abbandonare la fede, per viverla camminando e andando oltre quel semplice cancello.
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B
Ma, il preventivo di spesa si rilevò insufficiente per portare a termine il progetto. I lavori furono sospesi e la popolazione, con sarcasmo, derideva la santa vedova per l’insuccesso della sua impresa. Ma la Petruccia con serenità diceva loro: " Figlioli miei, non vi preoccupate, perché prima che io muoia (ed era già molto vecchia) la Beata Vergine e S. Agostino porteranno a termine questa chiesa ".<br /> Non passò un anno dalla predizione perché nel 1467, il 25 di aprile, festa di S. Marco, all’ora del vespro, un’immagine della beata Vergine "divinamente" apparve in una parete della chiesa. Grande fu la commozione della popolazione non solo per il prodigioso evento, ma per i tanti miracoli e grazie con i quali la Beata Vergine volle manifestarsi attraverso la sua bellissima Immagine. Il ripetersi di questi fatti consigliò il notaio del paese a trascriverli in apposito registro (Codice del Miracoli). <br /> Nel XIX secolo a Roma nella zona suddetta, sorgevano case di proprietà della Famiglia Sturbinetti che erano attraversate da un angusto e malsicuro vicolo che collegava via Tor de’ Conti con Via degli Ibernesi. La famiglia chiese l’autorizzazione al “Maestro delle Strade” di chiudere il vicoletto e ottenuto il permesso, questo fu ridotto in parte in cappella dedicata appunto alla Madonna del Buon Consiglio, come si legge nel trabeazione del timpano che incornicia l’ingresso: “MATER BONI CONSILI”.
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B
TUTTO IL BENE CELATO DA UN SEMPLICE CANCELLO<br /> <br /> Approfittando di una bella passeggiata al centro di Roma, arrivando dal Colosseo o da Piazza Venezia ed entrando nell’antico quartiere della Suburra attraverso lo spicchio di giardino che si apre su di un lato della Torre dei Conti che dà appunto il nome alla via da seguire, presso l’arco dei Pantani, al civico nr 1, potrebbe sfuggire al passante ignaro un piccolo angolo di fede celato appunto da un semplice cancello che lascia intravedere la Cappella di Santa Maria del Buon Consiglio.<br /> In verità ai lati del cancello potrebbero attirare lo sguardo alcuni Ex-voto lasciati nel tempo dai fedeli che hanno ricevuto Grazia dalla Madonna, ma anche a beneficio dei “distratti” e curiosi lettori del Blog, dedico attenzione a questo piccolo luogo affinché possa non passare inosservato.<br /> Comincio col dire che la denominazione é legata ad un evento risalente a circa 600 anni fa……<br /> A Genazzano, nel luogo dove oggi sorge il Santuario della Madre del Buon Consiglio, esisteva già un’antica chiesa del Sec. X. Nell’anno 1356 la chiesa fu affidata ai religiosi agostiniani. Nell’atto notarile di consegna troviamo che si trattava di una chiesa parrocchiale con il titolo di S. Maria del Buon Consiglio. Nella seconda metà del 1400, una vedova e terziaria agostiniana di nome Petruccia, mise a disposizione tutti i suoi beni per ingrandire e restaurare la vecchia chiesa ormai fatiscente.
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