Un incrocio di Roma tra via di Portonaccio e via Prenestina. Sono sul 409 stamattina e sono seduto al finestrino. Su di un muro, all'incrocio, una miriade di piccole lapidi e targhe, marmo e cotto - credo - e nei pressi il consueto mosaico di Maria con in braccio il Bambino.
Il semaforo è rosso: ho modo di guardare con un insolito stupore questa fede popolare incisa sul muro di un quartiere popolare: "Grazie. Giulia"; "Per Teresa"; "Armida e Alessandra"; Per grazia ricevuta, Salvatore e Assunta", anche se poi se ne potrebbero contare a centinaia. almeno da cinquant'anni a questa parte, mi sembra.
Lo so bene che di posti così ce ne sono tanti a Roma e dappertutto, come una piccola edicola ed un santino da venerare; come una Madonnina neanche troppo bella ed elegante da considerare come ai crocicchi delle vie, dove una volte era Diana e sorvegliavano gli dei sulla salute dei passanti e di chi rischiava la propria incolumità in un tempo calamitoso e periglioso, come oggi.
E' un viaggio tra le nostre paure e i nostri affidamenti, di fronte all'ignoto; e ovunque vi leggi tra le righe la storia dell'uomo - qualsiasi uomo - e della sua paura di restare solo.
Penso a come ci sentiamo soli spesso di fronte all'incomprensione e a come ad essa non ci si debba arrendere.
A come sono qui e voglio essere il luogo concreto del mio sogno e di quello di Dio sulla mia vita, io vinto e sedotto come tanti - Geremia, tra le cadute - dall'Assoluto.
A come debba ricordare la ragione per cui son qui a camminare ed a viaggiare tra gli uomini e le loro stele, le edicole e le lapidi che ne ricordano i passaggi agli incroci più pericolosi dell'esistenza loro.
Che non devo temere: sono qui perchè sogno che altri vogliano unirsi a me in questo convivenza di assoluto, lavorando al nuovo, giungendo ovunque, in mondi fin qui lontani e sconosciuti persino a Dio ed al suo amore.
Che è questo che mi sento di chiedere e di provare ancora, nonostante tutto e per grazia ricevuta.