Prendi quelli che erano morti e sono risorti, nello sport.
E prendi quelli che sono risorti proprio grazie ad esso, ed al Buon Dio, speriamo. Ne abbiamo, ne abbiamo.
No, non sto pensando solo agli atleti dati per finiti e che poi si son trovati a vivere una seconda carriera, "la seconda giovinezza", che poi non per tutti è andata così, certo.
Penso ad altro, invece, di più universale.
Mi sono "sciroppato" non del tutto volentieri, anni fa, una visita a san Patrignano.
Come in altre comunità di recupero, lo sport è uno strumento essenziale, specie se di squadra, per ovvi motivi educativi e di relazionalità. Ragazzi che erano stati poco più che una larva negli ultimi anni, in più fumatori e consumatori anche di alcool, non di rado, che ritornano in campo; come fanno tanti nelle nostre carceri: come dovrebbe sempre accadere.
Uno gli invia un treno di divise per l'allenamento e un altro i palloni e le divise per affrontare una stagione di tornei e di campionati "minori";
un altro gli fa avere un tecnico a disposizione per imparare ad allenarsi ed a disporsi in campo. Da qualche tempo - a Viterbo e altrove - abbiamo anche i primi tecnici diplomati tra i detenuti. Mentre da loro sono approdati per le lezioni allenatori noti, Mondonico e qualcun altro per cominciare, l'Emiliano, signore degli oratori.
Si risorge anche così; e anche questa è Pasqua, no?
Pieni di crack e di colle per sballare sono i ragazzini di tutte le favelas del mondo, della sua riserva da Apache di Tevez, in Argentina; e di Zanetti, nel paese di Bergoglio, di Kakà, in Brasile. Come il Cile di Zamorano e di Salas; come l'Africa di Eto'o e di altri campioni.
Dietro il loro troppo denaro c'è almeno questo tentativo di fare qualcosa: di salvare e di far rinascere qualcuno di questi meninos de rua.
L'organizzazione di Javier Zanetti si chiama Pupi ed è stranota: un'attività enorme e febbrile per tirarne fuori un po' dall'abbandono. Ed è così che l'argentino si è meritata la stima di tutto il suo ambiente, avversari compresi, coinvolgendo Inter Campus ed altre iniziative affini.
Di molti altri si potrebbe dire: anche di quelli di Bari vecchia e di Napoli, Palermo. Ci piacerebbe personalmente essere missionari in terre di confine anche col nostro amore per lo sport. Poi ti rendi conto che puoi farlo ovunque, in Italia e sotto casa, e non solo allo Zen e a Scampia.
Delle loro umilissime origini parlano spesso i campioni, della loro povertà, dei viaggi verso l'ignoto, delle Bari vecchia appunto e del deserto di Brasilia. Molti che campioni non sono diventati hanno fatto la stessa trafila e in fondo la vita se la son salvata lo stesso, quello che conta, dopotutto.
E a sentir parlare chi ce l'ha fatta, ci sono tanti con più talento che invece sono rimasti a metà del guado, ancora in mezzo al degrado e alla criminalità locale, "quello era più bravo di me": per loro Pasqua e Resurrezione non sono mai arrivate.