Non è vero che una tomba sia un capitolo chiuso. Credo che sia vero il contrario.
E' il luogo da cui si riparte: da cui ripartiamo non solo per una nuova vita, noi restati da questa parte della barricata, perchè si ricorda, si fa memoria, ci si ispira, si prende coraggio e consapevolezza dei giorni che abbiamo e di quelli che abbiamo vissuto, del dovere che abbiamo di non buttare via nulla. Così come lo è per chi muore: comincia un'altra dimensione, un'altra vita, altre relazioni, silenziose, un'altra presenza chissà come e chissà dove, spesso anche al nostro fianco.
Non sto pensando solo al sepolcro di Cristo, frutto di vita nuova...
Penso a quello di chiunque ci sia stato caro.
Ieri una persona che ci era molto cara, si è separata da noi. Ma quel suo corpo inerte sul letto, dopo lo sgomento e la sorpresa, è il anche il luogo da cui ripartire: quella donna era un inno alla vita, alla volitività e al buon umore. Quella donna è un luogo di vita. E le rendiamo non solo omaggio, ma le rendiamo vita vivendo, a partire da lei, da quel che lascia, un profumo, un sapore buono, un bagaglio di eventi e di incontri, di parole e di emozioni. Le vite che qui finiscono non sono un capitolo chiuso; ne aprono altri, che proseguono e che invitano a vivere. La morte non invita a disprezzare la vita ma ad assaporarla. Siamo la linfa di chi resta; il sapore della vita.
Stamattina dopo lo sgomento mi sono sorpreso a pensare che avevo il dovere di riprendere a respirare, a sognare, a costruire. Che lei (e loro) vuole così. E che noi siamo la sua eredità: vivente.